Aspettativa per destinazione all’estero del coniuge

Sabrina – Sono stata chiamata per il ruolo nell’anno scolastico 2012/2013  (scuola secondaria di primo grado), ma essendo incinta e già prossima a partorire ho preso servizio per un giorno e poi sono entrata subito in congedo. Da ottobre di quest’anno ho dovuto prendere servizio, ma la mia situazione è piuttosto complessa dato che all’epoca della “chiamata” risiedevo già da 4 anni all’estero, precisamente in Spagna, perché sposata con un cittadino spagnolo. Consapevole del fatto che un “ruolo” non si rifiuta a cuor leggero, decisi di rientrare in Italia per prendere servizio, spostando la mia residenza qui.

Ovviamente ora le cose si sono complicate ulteriormente perché mi trovo in Italia da sola con una bambina piccola e il desiderio mio e di mio marito è quello di poter crescere insieme la nostra bambina. Lui, però, ha un ‘attività in proprio in Spagna e non gli è possibile trasferirsi.  So che prima di poter chiedere l’aspettativa è necessario che io porti a termine il mio anno di formazione, ed è quello che sto facendo, ma vorrei conoscere l’iter preciso da seguire per poter richiedere l’aspettativa per ricongiungimento familiare l’anno prossimo. Sono a conoscenza del fatto che tutto sarebbe più facile se mio marito fosse un dipendente pubblico italiano assegnato all’estero o militare poiché esiste una precisa normativa che tutela queste situazioni, ma purtroppo questo non è il nostro caso.  Che documentazione dovrei presentare, a chi, e quando per poter ottenere l’aspettativa per il prossimo anno scolastico? – Quanto tempo può durare? Mi può essere rifiutata nonostante io abbia una bambina minore? Ovviamente so che questa scelta è limitata nel tempo, ma servirebbe alla nostra famiglia per ricongiungersi per un periodo prima di fare una scelta definitiva che vorremmo avere il tempo di valutare con maggior calma. Sarebbe per me di grande aiuto poter avere una consulenza da parte vostra, perché so che conoscete molto bene la normativa che regola la vita di noi docenti. In attesa di un vostro cortese riscontro porgo cordiali saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissima Sabrina,

la Legge 11 febbraio 1980, n. 26 (Norme relative al collocamento in aspettativa dei dipendenti dello Stato il cui coniuge, anche esso dipendente dello Stato, sia chiamato a prestare servizio all’estero) prevede (artt. 1-4):

“L’impiegato  dello  Stato,  il  cui  coniuge  – dipendente civile o militare della pubblica amministrazione – presti servizio all’estero, puo’   chiedere   di   essere   collocato   in   aspettativa  qualora l’amministrazione   non  ritenga  di  poterlo  destinare  a  prestare servizio nella stessa localita’ in cui si trova il coniuge, o qualora non sussistano i presupposti per un suo trasferimento nella localita’ in questione.

L’aspettativa,  concessa  sulla base dell’articolo 1 della presente legge,  puo’  avere  una durata corrispondente al periodo di tempo in cui  permane  la  situazione  che  l’ha  originata.  Essa puo’ essere revocata in qualunque momento per ragioni di servizio o in difetto di effettiva permanenza all’estero del dipendente in aspettativa.

L’impiegato in aspettativa non ha diritto ad alcun assegno.

Il tempo trascorso in aspettativa concessa ai sensi dell’articolo 1 della  presente  legge non e’ computato ai fini della progressione di carriera,  dell’attribuzione  degli  aumenti periodici di stipendio e del trattamento di quiescenza e previdenza.

L’impiegato  che  cessa da tale posizione prende nel ruolo il posto di   anzianita’   che   gli  spetta,  dedotto  il  tempo  passato  in aspettativa.

Qualora l’aspettativa si protragga oltre un anno, l’amministrazione ha  facolta’  di  utilizzare  il  posto  corrispondente ai fini delle assunzioni.  In  tal  caso,  l’impiegato  che  cessa dall’aspettativa occupa  –  ove  non  vi  siano  vacanze  disponibili  –  un  posto in soprannumero da riassorbirsi al verificarsi della prima vacanza.”

La Legge 25 giugno 1985, n. 333 (estensione dei benefici di cui alla legge 11 febbraio 1980, n. 26 , ai dipendenti statali il cui coniuge presti servizio all’estero per conto di soggetti non statali) ha previsto che ai fini dell’aspettativa il lavoro del coniuge possa anche essere non statale:

“il dipendente statale, il cui coniuge presti servizio all’estero per conto di soggetti non statali, può chiedere il collocamento in aspettativa a norma della legge 11 febbraio 1980, n. 26”.

Pertanto, ai sensi delle leggi citate l’aspettativa può durare per tutto il periodo di servizio all’estero del coniuge e non ha un limite legale di durata.

Per ciò che invece riguarda i documenti da produrre si è del parere che se il lavoro del coniuge all’estero è alle dipendenze di soggetti statali, può bastare anche un’autocertificazione; se il datore di lavoro è invece un soggetto privato, sarebbe meglio produrre la documentazione attestante l’attività svolta.

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