Orario di reperibilità e visita fiscale: utili chiarimenti

Chiara – sono un’insegnante di ruolo e sono in malattia dopo ricovero in ospedale. Volevo farti due domande. 1) E’ possibile cambiare il domicilio per pochi giorni, durante il periodo di malattia, per motivi personali? A chi va fatta la comunicazione del  cambio domicilio? 2) Il periodo di malattia sarà lungo molte settimane, a causa di una  terapia pesante: si può ottenere di poter uscire durante le fasce di  reperibilità per la visita fiscale (rimanere a casa da soli per tante  ore non aiuta a guarire)? In quali casi?  3) Nel caso di patologia grave (ma non so se la mia rientra tra queste), chi deve certificarla?  Grazie mille,Chiara.

Paolo Pizzo – Gentilissima Chiara,

in merito a i quesiti posti si rileva quanto segue:

1. Con sentenza n. 5023 del 4 aprile 2001, la Cassazione ha affermato in materia di assenza per malattia che incombe sul lavoratore, nel momento in cui invia il certificato all’INPS ed al proprio datore, l’obbligo di verificare che sia stato indicato (ed, in difetto, lo deve indicare lui stesso) il luogo del proprio domicilio durante la malattia e di rendersi reperibile alle visite di controllo disposte dall’INPS.

La circolare della Funzione Pubblica n. 1 del 19/03/2010 conferma l’obbligo del dipendente di comunicare all’Amministrazione l’indirizzo di reperibilità, se diverso da quello di residenza (o domicilio abituale).

Pertanto, se hai necessità e ancora non hai ricevuto la visita fiscale al primo domicilio indicato alla scuola, puoi avvertire la scuola del cambio momentaneo del domicilio. Farai la stessa cosa quando questo breve periodo terminerà e dovrai ritornare al domicilio abituale.

È invece da escludere che tu possa indicare due domicili contemporaneamente. In questo caso, afferma l’ARAN, potrebbe ritenersi lecita la preventiva indicazione di due domicili diversi (uno per la fascia oraria del mattino e uno per quella del pomeriggio) solo se il dipendente fosse in grado di documentare in anticipo la sistematica sussistenza delle condizioni ivi indicate: al di fuori di tale particolarissima ipotesi, che riteniamo piuttosto remota, non crediamo sia possibile procedere nel senso auspicato dal lavoratore.

2. Si premette che il lavoratore potrebbe allontanarsi dal domicilio indicato solo in presenza di un’espressa autorizzazione del medico curante, fermo restando che, pur in presenza di tale autorizzazione, egli è comunque tenuto a farvisi trovare durante le fasce orarie di reperibilità (Orientamento applicativo ARAN).

Un’eccezione è prevista dall’art. 17 comma 16 del CCNL/2007 il quale prevede che, qualora il dipendente debba allontanarsi, durante le fasce di reperibilità, dall’indirizzo comunicato per visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi, che devono essere, a richiesta, documentati, è tenuto a darne preventiva comunicazione all’amministrazione con l’indicazione della diversa fascia oraria di reperibilità da osservare.

Pertanto, ogni allontanamento durante le fasce di reperibilità deve essere obbligatoriamente segnalato alla scuola di servizio. I motivi devono ovviamente essere validi e, se richiesto, documentati.

Inoltre, come affermato dall’ARAN, la clausola contrattuale è volta a giustificare tutte le assenze dal domicilio eccezionalmente determinate o comunque giustificate dallo stato di malattia (non a caso vengono menzionate le visite mediche e le prestazioni o gli accertamenti specialistici) e non può di certo essere invocato per giustificare altri tipi di assenza che non hanno alcuna relazione con lo stato morboso.

E ancora l’ARAN precisa: Anche la giurisprudenza ha sempre avuto, al riguardo, un orientamento piuttosto restrittivo, sia perché ha escluso, ad esempio, che possano costituire giustificato motivo dell’assenza del lavoratore dalla propria abitazione: la sottoposizione ad un normale trattamento fisioterapico (Trib. Milano 2.7.1986); l’essersi recato in farmacia, ove non sia provata l’urgenza e l’indifferibilità dell’acquisto delle medicine (Pret. Milano, 5.6.1986); l’essersi recato dal medico curante per ritirare una ricetta (Pret. Arezzo 12.6.1986); sia perché ha sempre affermato (si veda, per tutte, Cassaz. 2452 del 1987) che la permanenza in casa durante la malattia, anche al di fuori dell’obbligo di reperibilità connesso ai controlli sanitari, rientra tra le cautele che il lavoratore ammalato ha il dovere di osservare, secondo i principi stabiliti dagli artt. 1175 e 1375 del codice civile, al fine di favorire il più sollecito recupero delle energie psicofisiche (con la conseguenza che l’abbandono del proprio domicilio può anche essere fonte di responsabilità disciplinare quando abbia determinato un aggravamento dello stato di malattia o abbia ritardato la guarigione).

3. La materia è stata recentemente affrontata in questa FAQ.

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