Dottorato di ricerca ed eventuale diniego del Dirigente

Vincenzo – vorrei sapere se con la Riforma Gelmini sia possibile, da parte di un insegnante di ruolo, ottenere il congedo retribuito per dottorato di ricerca, ovvero se, essendo stato iscritto alla frequenza di dottorato di ricerca, il Dirigente scolastico possa sottrarsi dalla firma del decreto del congedo retribuito. Saluti e attendo cordialmente una risposta.

Paolo Pizzo – Gentilissimo Vincenzo,

la C.M. n. 120 /2002, richiamata nella C.M. 15/2011, ha precisato che :

  • la concessione del congedo straordinario per dottorato di ricerca non è subordinata all’effettuazione dell’anno di prova;
  • la richiesta di congedo non è commisurata a mesi o ad un anno, ma all’intera durata del Dottorato;
  • il dipendente pubblico che cessa o viene escluso dal dottorato ha il dovere di riassumere immediatamente servizio presso la sede di titolarità.

Il congedo è retribuito (solo per il personale a tempo indeterminato) quando il dottorato è senza borsa di studio.

Il periodo di congedo è utile ai fini della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza; invece detto periodo non risulta utile ai fini del TFR ( cfr. anche Circolare Inpdap n. 11 del 12 marzo 2001) né ai fini della maturazione delle ferie.

AI sensi della tabella di valutazione titoli il personale docente di ruolo che abbia frequentato, ai sensi della legge 476/84 i corsi di dottorato di ricerca e al personale docente di ruolo assegnatario di borse di studio da parte di amministrazioni statali, enti pubblici, di stati o enti stranieri, di organismi o enti internazionali, è riconosciuto il periodo di durata del corso o della borsa di studio come effettivo servizio di ruolo e quindi valutato ai fini del trasferimento a domanda e d’ufficio .

Tale periodo sarà valutato per intero (pp. 6) se il docente è in servizio nello stesso ruolo relativo a quello della frequenza dei corsi. È valutato la metà (pp. 3) se il docente è in servizio in altro ruolo.

Il servizio non è invece valutato ai fini dell’attribuzione del punteggio concernente la continuità del servizio nella stessa scuola.

Richiamata la prassi in materia, vediamo cosa innova la riforma Gelmini.

L’art. 20/3 della legge n. 240/2010 (modificazioni all’articolo 2, primo comma, della legge 13 agosto 1984, n. 476, e successive modificazioni) stabilisce che l’aspettativa per dottorato di ricerca non è più attribuita ma concessa, compatibilmente con le esigenze dell’amministrazione.

Ciò vuol dire che il Dirigente potrebbe appunto non concederla.

Ora, dato il termine generale “esigenze dell’amministrazione” non esiste una casistica ben precisa a cui fare riferimento (soprattutto nella scuola) per stabilire quale potrebbe essere un diniego motivato del Dirigente.

Dal tenore letterale dell’articolo il dirigente può respingere la domanda esclusivamente “per motivi di servizio”, che vanno ovviamente enunciati nel provvedimento.

A tal proposito giova ricordare che il Dirigente è sempre tenuto a motivare l’eventuale provvedimento di diniego.

L’art. 3, comma 1 della legge 241/90 (integrato dalla legge 15/05) indica, infatti, che ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato.

La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria.

Un eventuale diniego del congedo dovrà quindi essere sempre motivato dal Dirigente e rispondere ai criteri della trasparenza e dell’imparzialità, per evitare ogni dubbio circa l’obiettività e l’opportunità delle determinazioni adottate.

È comunque palese che il dirigente scolastico potrebbe negare l’autorizzazione solo in quelle ipotesi in cui l’assenza del dipendente sarebbe di effettivo impedimento per le esigenze organizzative della scuola.

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