Le possibilità di assenza del personale a tempo determinato

Rina – avrei bisogno di chiarire con certezza un dubbio. Sono una docente a t. d. da almeno 15 anni con nomina del provveditore. Mio marito deve essere operato e mi chiedo se ho diritto ai tre giorni per motivi personali. Sembrerebbe di no e quindi mi hanno proposto di prendere tre giorni di ferie retribuite. E’ giusto e quindi noi a t. d. non abbiamo diritto ai giorni per motivi personali ? Ed allora l’ART.4 L.53/2000 e DM 21/7/2000 N. 278 non è applicabile ?

Paolo Pizzo – Gentilissima Rina,

ai sensi dell’art. 19 comma 1 del CCNL comparto Scuola al personale assunto a tempo determinato, al personale di cui all’art. 3, comma 6, del D.P.R. n. 399 del 1988 e al personale non licenziabile di cui agli artt. 43 e 44 della legge 20 maggio 1982 n. 270, si applicano, nei limiti della durata del rapporto di lavoro, le disposizioni in materia di ferie, permessi ed assenze stabilite dal presente contratto per il personale assunto a tempo indeterminato, con le precisazioni di cui ai successivi commi.

Il comma 7 prevede che al personale assunto a tempo determinato sono attribuiti sei giorni di permessi non retribuiti per le stesse motivazioni previste dall’art. 15 comma 2 (motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione).

Pertanto, qualora fruiti, i 6 giorni non sono retribuiti, riducono le ferie e interrompono la maturazione dell’anzianità di servizio a tutti gli effetti (i giorni di assenza non sono pertanto utili ai fini del riconoscimento del punteggio nelle Graduatorie ad Permanenti/Esaurimento/Istituto e del versamento dei contributi).

Hai altresì 6 giorni di ferie da poter fruire durante il normale svolgimento delle attività didattiche. Ma possono essere fruite a due condizioni: ci dovrà essere un collega che sia libero dal servizio che deve sostituirti e non può essere retribuito con ore eccedenti.

Diverso è invece il caso dei 3 giorni retribuiti per grave infermità.

L’art. 4, comma 1 della legge 53/2000 stabilisce che: “i lavoratori hanno diritto ad un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado o del convivente, purché la stabile convivenza risulti da certificazione anagrafica”.

Ulteriori indicazioni sono contenute nell’Interpello Prot. 25/I/0007476 N. 16/2008 del 10 giugno 2008 e nella nota Prot. 25/I/0016754 del 25 novembre 2008 del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.

Ai fini della fruizione del permesso si possono considerare le seguenti patologie (note del Ministero del Lavoro, interpello n. 16/2008 e nota n. 25/I/0016754 del 25.11.2008):

1. patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;

2. patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;

3. patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario;

4. patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva aventi le caratteristiche di cui ai precedenti numeri 1, 2, e 3 o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà. Per comprovare il diritto alla fruizione del permesso occorrerà presentare, entro 5 giorni dalla ripresa dell’attività lavorativa, idonea documentazione medica specialistica rilasciata dalle strutture ospedaliere e dalle AA.SS.LL., attestante le gravi patologie dei soggetti cui viene prestata assistenza (è idoneo a tal fine il certificato redatto dallo specialista da cui si riscontra sia la descrizione degli elementi costituenti la diagnosi clinica che la qualificazione medico legale in termini di grave infermità).

Non è ammessa l’autocertificazione.

Pertanto, tali 3 giorni sono diversi da quelli previsti dal nostro Contratto per motivi personali o familiari. Non è infatti un caso che i permessi si possono fruire per “grave infermità”.

In conclusione, se tuo marito rientra nella grave infermità puoi fruire dei 3 giorni retribuiti che comunque possono cumularsi con i 6 per motivi familiari e i 6 delle ferie (queste ultime alle condizioni sopra indicate).

Altrimenti solo dei 6 giorni non retribuiti per motivi familiari ed eventualmente delle ferie. Al di fuori di questi due casi potrai chiedere un periodo di aspettativa per motivi di famiglia (art. 18/1 del Contratto) anch’essa però non retribuita e non considerata nell’anzianità di servizio.

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