Maternità: flessibilità del congedo di maternità e malattia del bambino

Carmen – Vi scrivo perché avrei bisogno di una consulenza. Sono un’insegnante precaria con contratto al 30.06. Sono all’ottavo mese di gravidanza, con data presunta del parto l’1marzo; ho deciso di lavorare fino all’1 febbraio e quindi di usufruire come congedo di un mese prima e quattro dopo. Ho una bambina di 21 mesi e quindi ho la sua malattia retribuita,mi chiedevo,se la bambina si dovesse ammalare in questo periodo posso prendere malattia per lei o vale come per me che se prendo un giorno di malattia finisco in maternità obbligatoria?  Ringrazio anticipatamente per la consulenza.

Paolo Pizzo – Gentilissima Carmen,

la regolamentazione della flessibilità del congedo di maternità e relativa indennità è contenuta nel Capo III del D. Lgs. n. 151/2001 e successive modificazioni, più precisamente nell’art. 20.

Rispetto alla precedente impostazione, la legge riconosce alla lavoratrice la facoltà di utilizzare un margine di flessibilità nella decorrenza del congedo rispetto alla data presunta del parto.

Ferma restando cioè la durata complessiva di cinque mesi del congedo di maternità, le lavoratrici possono astenersi dal lavoro con decorrenza fino ad un mese dalla data presunta del parto e prolungando il periodo di congedo fino ai quattro mesi successivi alla nascita del bambino.

La flessibilità del congedo di maternità consente infatti alla lavoratrice in gravidanza di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto fino al quarto mese successivo al parto, a condizione che il ginecologo del servizio sanitario nazionale o convenzionato con esso e il medico dell’azienda preposto alla tutela della salute sul luogo di lavoro, attestino che la permanenza al  lavoro nel corso dell’ottavo mese di gravidanza non causi un pregiudizio alla salute della madre e del figlio.

Il posticipo può avvenire nel limite minimo di 1 giorno e fino a un massimo di 1 mese.

È possibile ricorrere alla flessibilità del congedo di maternità esclusivamente:

  • In assenza di condizioni patologiche che configurino situazioni di rischio per la salute della lavoratrice e/o del nascituro al momento della richiesta;
  • In assenza di un provvedimento di interdizione anticipata;
  • Quando  vengono  meno  delle  cause  che  abbiano  in  precedenza  portato  ad  un provvedimento di interdizione anticipata nelle prime fasi di gravidanza;
  • In assenza di pregiudizio alla salute della lavoratrice e del nascituro derivante dalle mansioni  svolte,  dall’ambiente di lavoro  e/o  dall’articolazione  dell’orario di lavoro previsto; nel caso venga rilevata una situazione pregiudizievole, alla lavoratrice non potrà comunque essere consentito, ai fini dell’esercizio dell’opzione, lo spostamento ad altre mansioni ovvero la modifica delle condizioni e dell’orario di lavoro.
  • In assenza di controindicazioni allo stato di gestazione riguardo alle modalità per il raggiungimento del posto di lavoro.

È obbligatoria l’attestazione sanitaria del ginecologo del SSN o con esso convenzionato nonché quella del medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro, ove la legislazione vigente preveda un obbligo di sorveglianza sanitaria.

Il periodo di flessibilità, quand’anche sia stata già accordato, può essere successivamente ridotto (ampliando quindi il periodo di astensione ante-parto inizialmente richiesto):

  • espressamente, su istanza della lavoratrice;
  • implicitamente, per fatti sopravvenuti.

Tale ultima ipotesi può verificarsi con l’insorgere di un periodo di malattia, in quanto ogni processo morboso in tale periodo comporta un “rischio per la salute della lavoratrice e/o del nascituro” e supera, di fatto, il giudizio medico precedentemente espresso nella certificazione del ginecologo ed, eventualmente, in quella del medico competente.

In tutte queste ipotesi la flessibilità consisterà nel differimento al periodo successivo al parto, non del mese intero, ma di una frazione di esso e cioè delle giornate di congedo di maternità “ordinario” non godute prima della data presunta del parto, che sono state considerate oggetto di flessibilità (vale a dire quelle di effettiva prestazione di attività lavorativa nel periodo relativo, comprese le festività cadenti nello stesso).

Tuttavia rileviamo a tal proposito un Orientamento Applicativo dell’ARAN per il comparto Autonomie Locali che recita: “Riteniamo che la soluzione debba essere individuata tenendo conto della specifica disciplina dettata per la flessibilità del congedo di maternità dall’art.20 del D.Lgs.n.151/2001. Infatti, tale articolo nel consentire alla lavoratrice, sussistendone i presupposti in esso indicati, di astenersi dal lavoro anche solo a partire dal mese precedente la data presunta del parto, in nessun modo stabilisce che, ove la stessa sia avvalsa di tale facoltà, in presenza di una malattia sopraggiunta nel periodo antecedente (di flessibilità, cioè l’ottavo mese), deve necessariamente utilizzare l’astensione obbligatoria o che, automaticamente, comunque si determina l’anticipo della decorrenza dell’astensione obbligatoria. Solo la lavoratrice, sulla base di un’autonoma valutazione della propria situazione, in tale particolare fattispecie della malattia sopraggiunta, deciderà se interrompere o meno il periodo di flessibilità dell’astensione obbligatoria che ha richiesto e di cui sta fruendo. Ove ciò non avvenga, al termine del periodo di malattia (per la disciplina della quale valgono le regole generali dell’art.21 del CCNL del 6.7.1995, e successive modificazioni ed integrazioni), la lavoratrice potrà riprendere regolarmente servizio, fino all’effettivo inizio del periodo di astensione obbligatoria.”

Dalla normativa richiamata e dagli Orientamenti espressi si evince chiaramente che la malattia del bambino non è comunque ricompresa nella fattispecie da te esposta nel quesito. Pertanto, qualora si  verifichi, non potrà modificare il periodo di flessibilità.


 

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