Interdizione per gravi complicanze e visita fiscale: chiarimenti

Chiara – Egregio Paolo, letta la tua preziosa guida all’iter per presentare domanda di interdizione anticipata per gravi complicanze in gravidanza, mi pongo una domanda: cosa si intende con accertamento da parte dell’asl entro 7 giorni o oltre? Mi spiego: devo comportarmi come se fossi in mutua ed aspettarmi la visita fiscale finché  l’asl non emana il provvedimento, oppure ho libertà di mettere il naso fuori di casa sin dal giorno in cui produco l’istanza alla asl? Inoltre non ho ben capito se sono in astensione dal lavoro dal giorno in cui faccio la domanda alla asl oppure da quello in cui la porto a scuola, perché le due cose potrebbero non avvenire esattamente lo stesso giorno, causa orari, code, etc….Grazie mille per la cortesia e professionalità che dimostrate sempre.

Paolo Pizzo – Gentilissima Chiara,

parto dal secondo quesito dicendoti che la data di decorrenza dell’interdizione è quella attestata dal ginecologo (a meno ovviamente di rilievi posti dall’ASL di competenza) e non da quando il certificato viene consegnato alla scuola di servizio.

Per il primo quesito, invece, preciso, come detto in altre occasioni, che la maternità (qualunque sia la  forma: interdizione, obbligatoria, parentale ecc.) non è una “malattia” e pertanto la dipendente collocata in interdizione dal lavoro per gravi complicanze della gestazione non è soggetta al rispetto delle fasce orarie di controllo.

Il certificate medico deve essere rilasciato da un ginecologo di un ente pubblico (Ospedale, ASL ecc.). Nel caso in cui sia rilasciato da un ginecologo privato la lavoratrice dovrà essere sottoposta ad “accertamento sanitario”  presso una struttura pubblica.

È solo in quest’ultimo caso che l’ASL di competenza può disporre, entro 7 giorni dalla presentazione dell’istanza, l’accertamento della validità ed i requisiti avvalendosi dei competenti organi del Servizio sanitario nazionale.

Giova infatti ricordare che l’accertamento da parte dell’ASL deve avvenire entro sette giorni decorrenti dal giorno successivo a quello della ricezione della domanda completamente documentata, ma decorre dall’inizio delle gravi complicanze.

Se tale termine trascorre inutilmente, la domanda si intende accolta, ma ciò non dispensa la ASL dall’effettuare il controllo anche oltre il settimo giorno per accertare la durata dell’astensione dal lavoro ed emanare il provvedimento: esso è definitivo, quindi non impugnabile in via gerarchica.

Ma non si tratta comunque di “visita fiscale” come comunemente la intendiamo con il rispetto delle fasce orarie di controllo.

La visita fiscale (in senso proprio) può essere disposta solo nel caso in cui la gestante non abbia presentato domanda di interdizione dal lavoro all’ASL di competenza territoriale.

La prassi ormai consolidata così come risulta da quasi tutti i siti ASP è sostanzialmente la seguente:

  • Se alla domanda è allegato il certificato medico rilasciato da  ginecologo di struttura pubblica, è sufficiente consegnare la documentazione allo sportello all’U.O.S. di Medicina Legale e Fiscale,  e, lo stesso giorno della richiesta, il Responsabile provvederà a redigere il Provvedimento di Interdizione , in duplice copia, una per la lavoratrice e l’altra da consegnare al datore di lavoro.
  • Se alla domanda è allegato il certificato medico rilasciato da ginecologo privato, e  la lavoratrice si presenta all’U.O.S. di Medicina Legale, verrà sottoposta, lo stesso giorno,  a visita ambulatoriale. Nel caso in cui, la lavoratrice si trovi nell’impossibilità di recarsi personalmente, come attestato nella certificazione specialistica, verrà effettuato accertamento domiciliare. Definito l’iter procedurale, il Responsabile dell’U.O.S. di Medicina Legale, entro 7 giorni, redige il Provvedimento di Interdizione.
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