Legge 104/92: per fruire dei permessi il familiare deve avere un handicap in situazione di gravità

Mariolina – Sono insegnante di scuola elementare, sono unica nipote di una zia con handicap  riconosciuta con art.3 comma1 l. 104/92. Gradirei sapere se a norma di detta o di altra legge ho diritto a dei  permessi per l’assistenza della congiunta che oggi ha 96 anni e di cui  ribadisco sono unica nipote, Grazie   In attesa di vs gradita risposta, invio distinti saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissima Mariolina,

l’art. 15/6 del CCNL comparto Scuola dispone che “I permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 sono retribuiti come previsto dall’art. 2, comma 3 ter, del decreto legge 27 agosto 1993, n. 324, convertito dalla legge 27 ottobre 1993 n. 423, e non sono computati ai fini del raggiungimento del limite fissato dai precedenti commi né riducono le ferie; essi devono essere possibilmente fruiti dai docenti in giornate non ricorrenti.”

Si precisa che il testo vigente della legge 104/92 dopo le ultime modifiche introdotte dalla L. 53/2000, dal D.Lgs 151/2001 e dalla L. 183 del 4.11.2010 (art. 24) recita:

“A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa. Il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità. Per l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente. Il dipendente ha diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.”

I permessi retribuiti per handicap sono quindi attribuiti solo al lavoratore che assiste un familiare a cui è stata riconosciuta la disabilità grave ovvero a condizione che l’handicap del familiare abbia la connotazione di gravità, come precisato al comma 3 dell’art. 3 della L.104/92:

La minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione”.

Pertanto, il solo art.  3 comma 1 non dà diritto al beneficio in parola.

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