Permessi per fecondazione assistita

Paola – Sono docente di ruolo di sostegno in una scuola di secondo grado e dopo tanti tentativi non andati a buon fine a breve parto per la Grecia per un nuovo progetto. É la prima volta che mi reco all’estero per una fecondazione assistita e questa volta vorrei davvero non doverne parlare con nessuno a scuola. Gli sguardi laconici, i giudizi e soprattutto la curiosità di colleghi e personale di segreteria questa volta vorrei evitarli, come posso tutelare la mia privacy e andare all’estero per 5 gg? Premetto che non dovrò restare in clinica tutto il tempo al max x 2 gg poi il resto sono pratiche burocratiche e tempi tecnici di impianto. Sono in terapia e la partenza per ora é prevista fra una settimana circa.  Ringraziando anticipatamente per la risposta, resto in fiduciosa attesa.

Paolo Pizzo – Gentilissima Paola,

La  fecondazione  medicalmente assistita non rientra nelle ipotesi che  la legge accorda all’applicazione dell’aspettativa retribuita dal lavoro.

Il personale non può quindi fruire della normativa prevista dall’art. 14 del   T.U. 151/2001 (permessi retribuiti per controlli prenatali).

Questo il Messaggio INPS del 03.03.2005:

Alla  luce  della  normativa  vigente  e,  salvo  futuri  interventi  legislativi,  la  fecondazione medicalmente  assistita  non  rientra  nelle  ipotesi  che  la  legge  accorda  all’applicazione dell’aspettativa retribuita dal lavoro. Si potrà invece far luogo alla richiesta di astensione dal lavoro motivata da fecondazione assistita come cura della sterilità.

Difatti, pur non potendosi considerare malattia in senso classico, può essere ad essa assimilata, in  quanto  alterazione dello stato di salute che comporti un’incapacità al lavoro. Infatti, il periodo di  riposo di solito prescritto è finalizzato ad un adeguato impianto dell’embrione in utero.

Le  giornate  di  ricovero  e  quelle  successive  alla  dimissione,  prescritte  dallo  specialista  e necessarie per un sicuro impianto dell’embrione, mediamente, sono considerate congrue due settimane dopo il trasferimento dell’embrione nell’utero.

Per quello che riguarda i controlli ecografici ed ematici quotidiani, si dovrà fare ricorso ad altri  istituti contrattuali (permessi orari), ad eccezione di fattispecie particolari che possano integrare la necessità medico legale di un riposo anche antecedente la fecondazione assistita, valutabile nel caso concreto e, approssimativamente, in una settimana.

Ove  vengano  effettuate  tecniche  di  procreazione  assistita  che  richiedono  il  prelievo  degli spermatozoi dall’epididimo o dal testicolo, è riconoscibile anche al lavoratore (dipendente) un congruo periodo di malattia, valutabile nell’ordine dei dieci giorni

Ricordiamo inoltre che il Dirigente o chi è addetto alla gestione delle assenze, procederà, nell’esercizio della propria attività istituzionale, al trattamento di tali dati sensibili con le modalità e nei limiti stabiliti dal decreto legislativo n. 196/2003.

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