Permesso per controlli prenatali: criteri di fruizione

Nicoletta – Sono un’insegnante a tempo indeterminato nella scuola secondaria di I grado e ho avuto bisogno di chiedere un permesso (l’unico in tutto l’anno!) per effettuare, durante l’orario di lavoro, l’ecografia morfologica in una struttura pubblica. La segreteria, all’inizio, non mi ha fatto nessun problema, ma quando ho portato la certificazione dell’avvenuta visita ha cominciato a lamentare il fatto che, sul certificato, non era chiaro che fosse un esame per la gravidanza (io, comunque, mi sono mostrata disponibile anche a mostrare l’ecografia, ma non hanno voluto) e, soprattutto, che, considerando l’orario della visita e la distanza scuola-ospedale, sarei dovuta tornare per fare l’ultima ora di lezione. Ma io come potevo prevedere quando mi avrebbero fatto entrare e quanto sarebbe durata la visita?

Così mi hanno modificato il permesso da “controllo prenatale” a motivi personali/familiari. Hanno ragione loro? Quali sono i riferimenti normativi che dicono chiaramente quante ore può durare un permesso per controllo prenatale (mezza giornata, tutta la giornata o solo il tempo della visita e quello per compiere il viaggio ospedale-scuola?)? E il nuovo permesso che mi hanno fatto richiedere mi garantisce gli stessi diritti del permesso per controlli prenatali?

Paolo Pizzo – Gentilissima Nicoletta,

i permessi per controlli prenatali sono disciplinati dall’art. 7, del D. Lgs. n. 645/1996; art. 15, legge n. 53/2000; INPDAP, circolare n. 24/2000; art. 14, D. Lgs. n. 151/2001; INPS, circolare n. 139/2002.

Tale normativa prevede il diritto delle lavoratrici gestanti a permessi retribuiti, non soggetti a recupero, per l’effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici e visite mediche specialistiche, nel caso in cui debbano essere svolti necessariamente durante l’orario di lavoro.

Si precisa che rientrano nella dicitura “esami/controlli prenatali” tutti quegli esami/controlli che   riguardano accertamenti clinici e/o visite mediche specialistiche riconducibili allo stato di gravidanza della lavoratrice.

A stabilire l’opportunità di tali esami è quindi la lavoratrice dietro parere del suo medico di fiducia. Il Dirigente scolastico non può sindacare sulla tipologia di visita richiesta, a lui compete solo il controllo della documentazione attestante la data e l’orario di effettuazione degli esami.

Per la fruizione dei permessi prenatali la lavoratrice deve comunicare preventivamente l’assenza al Dirigente e, al rientro in servizio, trasmettere all’ufficio del personale apposita domanda unitamente alla relativa documentazione medica attestante la data e l’orario di effettuazione degli esami o della visita specialistica e la causale relativa all’effettuazione di esami o visite prenatali.

Pertanto, il permesso può essere fruito solo se tali controlli non possano essere effettuati al di fuori dell’orario di lavoro e, a seconda le necessità, per l’intera giornata o in forma frazionata oraria.

Detto questo, la scuola a mio avviso potrebbe non avere tutti i torti in quanto terminata la visita, la lavoratrice è tenuta a riprendere servizio.

Solo se l’orario della visita, compreso il tempo necessario per recarsi dalla scuola alla struttura sanitaria  e  viceversa, è coincidente con le uniche ore di lavoro della lavoratrice in quella determinata giornata, o comunque il tempo della visita (considerato sempre il tragitto struttura scuola e viceversa) ha superato l’orario di lavoro per quella giornata, il permesso si configurerà come assenza retribuita per l’intera giornata lavorativa.

Ciò che comunque suggerisco è che quando dovete fruire di istituti particolari come quello in questione dovete informarvi prima sui criteri di fruizione e, nel caso di specie, precisare al medico che state fruendo di un permesso specifico che ha bisogno dell’attestazione non solo della data e dell’ora di effettuazione della visita ma anche della causale.

In ogni caso il permesso per motivi familiari ti garantisce gli stessi diritti in quanto anch’esso interamente retribuito.

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