Permessi legge 104/92: il caso della figlia che assiste il padre

Gessica – sono un’insegnante precaria con contratto annuale, della scuola secondaria di primo grado. Vorrei avere delucidazioni circa i permessi retribuiti per assistere invalidi con legge 104 (secondo articolo 3 comma 3). A mio padre è stata riconosciuta tale invalidità e io ho chiesto alla segreteria della scuola presso la quale lavoro di poter usufruire dei tre giorni di permesso retribuiti al mese. Mi hanno risposto che tale diritto non mi spetta perchè mia madre non ha compiuto i 65 anni e non è affetta a sua volta da patologie invalidanti. Io non sono convinta di quanto sostenga la scuola, perchè la normativa che ho trovato su internet pone questo vincolo solo per gli affini di terzo grado e non quando il legame di parentale e quello tra padre e figlia (primo grado). Spero mi possiate aiutare, anche perchè mio padre ha la 104 dall’inizio dell’anno scolastico e se mi spetta non ho potuto usufruire di questo diritto. Grazie!

Paolo Pizzo – Gentilissima Gessica,

la scuola è in errore.

Non solo la legge è chiara ma a scanso di equivoci è intervenuta sulla materia anche la circolare della Funzione Pubblica n. 13/2010 la quale chiarisce:

Secondo la norma, in linea generale, la legittimazione alla fruizione dei permessi per assistere una persona in situazione di handicap grave spetta al coniuge e ai parenti ed affini entro il secondo grado. Rispetto alla normativa previgente, la nuova disposizione da un lato ha menzionato espressamente il coniuge tra i lavoratori titolari della prerogativa, dall’altro ha posto la limitazione dei parenti ed affini entro il secondo grado.

Data la regola generale, la legge ha però previsto un’eccezione per i casi in cui i genitori o il coniuge della persona da assistere abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti. In queste ipotesi, stimando eccessivamente onerosa o impossibile l’opera di assistenza a causa dell’età non più giovane o della patologia del famigliare, la legge prevede la possibilità di estendere la legittimazione alla titolarità dei permessi anche ai parenti e agli affini entro il terzo grado.

Pertanto, la novità più rilevante rispetto al regime previgente è rappresentata dalla restrizione della categoria di famigliari che possono fruire dei permessi, poiché con la nuova norma si passa dal terzo al secondo grado di parentela, salvo la ricorrenza delle situazioni eccezionali dell’assenza, dell’età anagrafica o delle patologie.

E ancora:

Pertanto, nel caso in cui il coniuge o i genitori della persona in situazione di handicap grave siano affetti dalle patologie rientranti in questo elenco, l’assistenza potrà essere prestata anche da parenti o affini entro il terzo grado.

Come detto, si può passare dal secondo al terzo grado di parentela anche nel caso di decesso o assenza del coniuge o del genitore della persona in situazione di handicap grave. Ai fini della disciplina in esame, si ritiene corretto ricondurre al concetto di assenza, oltre alle situazioni di assenza naturale e giuridica in senso stretto (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto), le situazioni giuridiche ad esse assimilabili, che abbiano carattere stabile e certo, quali il divorzio, la separazione legale e l’abbandono, risultanti da documentazione dell’autorità giudiziaria o di altra pubblica autorità.

Probabilmente la scuola sta confondendo i 3 gg di permesso mensili con il congedo biennale che è più “rigido” nei criteri e nei gradi di parentela.

Pertanto, potrai fruire dei permessi a nulla rilevando la presenza di altri soggetti nel nucleo familiari che potrebbero prestare assistenza. L’importante è che tu sia l’unica a richiedere i permessi e ad occuparti di tuo padre.

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