Adozione internazionale e congedo di maternità. Chiarimenti per la scuola

Scuola – Una ns. docente ha chiesto un periodo di Congedo di Maternità di 45 gg, da metà maggio prossimo, per permanere all’estero prima dell’ingresso del bambino in Italia. La normativa prevede che il congedo può essere fruito anche in modo frazionato, pertanto la docente può fruire del restante periodo di 3 mesi e mezzo dal mese di settembre, escludendo quindi i mesi di Luglio e Agosto, e comunque entro i 5 mesi dall’ingresso del bambino in Italia?

Paolo Pizzo – Gentile scuola,

si richiama la procedura in materia.

La lavoratrice che adotta un minore straniero (ai sensi della legge n. 184/1983, e successive modificazioni, artt. 29 e ss.) ha diritto  all’astensione dal lavoro per un periodo pari a cinque mesi a prescindere dall’età del minore all’atto dell’adozione; il diritto spetta per l’intero periodo anche nel caso in cui, durante il congedo, il minore raggiunga la maggiore età.

Il  congedo  può  essere  fruito  nei  cinque  mesi  successivi  all’ingresso  del  minore  in  Italia risultante   dall’autorizzazione  rilasciata,  a  tal  fine,  dalla  Commissione  per  le  adozioni internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (art. 32, legge n. 184/1983).

A tale periodo di congedo si aggiunge il giorno di ingresso in Italia del minore cosicché, anche nella  fattispecie, il periodo massimo complessivamente spettante è pari a cinque mesi ed un giorno.

Ferma restando la durata massima del periodo di astensione (cinque mesi ed un giorno), il congedo può essere fruito, anche parzialmente, prima dell’ingresso in Italia del minore, per consentire alla lavoratrice la permanenza all’estero finalizzata all’incontro con il minore ed agli adempimenti relativi alla procedura adottiva.

Tale periodo di congedo può essere fruito anche in modo frazionato. Il congedo non fruito antecedentemente  all’ingresso  del  minore  in  Italia  è  fruito,  anche  frazionatamente,  entro  i cinque mesi dal giorno successivo all’ingresso medesimo.

La lavoratrice che per il periodo di permanenza all’estero non richieda o richieda solo in parte il congedo  di  maternità,  può  comunque  avvalersi  di  periodi  di  congedo  non  indennizzati  né retribuiti. Il godimento di tali periodi non è di interesse per l’Istituto.

I periodi di permanenza all’estero correlati alla procedura adottiva sono certificati dall’Ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione; pertanto, la domanda di  indennità a titolo di congedo di maternità, relativamente ai suddetti periodi, dovrà essere corredata della suddetta certificazione. In mancanza, la domanda stessa potrà essere liquidata subordinatamente alla regolarizzazione mediante esibizione della documentazione richiesta.

Tali istruzioni trovano applicazione anche laddove, al momento dell’ingresso del minore in Italia, lo stesso si trovi in affidamento preadottivo.

Tali  sono  le  ipotesi  in  cui  l’adozione  debba  essere  pronunciata  dal  Tribunale  italiano successivamente  all’ingresso  del  minore  in  Italia  ai  sensi  dell’art.  35,  comma  4,  Legge n.184/1983.

In caso di revoca dell’affidamento preadottivo pronunciata dal Tribunale, il diritto al congedo ed  alla  relativa  indennità  cessano  dal  giorno  successivo;  di  tale  circostanza  la  lavoratrice interessata dovrà darne opportuna e tempestiva comunicazione all’Istituto.

Conclusione

Pertanto, se la dipendente in questione non utilizza per la permanenza all’estero il congedo non indennizzato ma appunto quello di maternità:

ferma restando la durata massima complessiva del congedo (5 mesi ed un giorno), potrà usufruire di parte del congedo di maternità anche prima dell’ingresso del minore in Italia, e cioè durante il periodo di permanenza all’estero, richiesto per l’incontro con il minore e gli adempimenti relativi alla procedura adottiva. La parte residua del congedo di maternità, che non sia stata fruita antecedentemente all’ingresso del minore in Italia, può essere utilizzata, anche in maniera frazionata, entro i cinque mesi dal giorno successivo all’ingresso medesimo.

Posted on by nella categoria Maternità e Paternità
Versione stampabile
ads ads