L’interdizione da lavoro per gravi complicanze è a tutti gli effetti “congedo di maternità”

Flora – La mia situazione è la seguente: sono alla dodicesima settimana di gravidanza (ultima mest=6 febbraio ’14 e DataPrevParto=13 Novembre 2014). Tra disturbi vari sto proseguendo a lavorare perchè tengo tantissimo a terminare l’anno accompagnando uno degli alunni diversabili che seguo agli esami di maturità. La mia intenzione era quella di mettermi in interdizione anticipata (grav a rischio) qualche giorno prima della scadenza del contratto, in modo da non passare i mesi estivi in attesa della corresponsione dell’aspi (che ogni anno pagano con estremo ritardo a ottobre) ma poter contare sull’80% dello stipendio. A scuola, seppur “commossi” dalla mia volontà di andare avanti nonostante lo stress e la stanchezza (causati dagli altri due alunni disabili che seguo), mi hanno detto che anche se mi pongo in interdizione anticipata prima del 30/6, questo non cambia il fatto che per i mesi senza contratto potrò solo contare sulla disocc. ordinaria, poichè tra  la fine del contratto (30/6) e l’inizio del periodo di maternità obbligatoria (13/9) saranno passati più di 60 g.

La segretaria a scuola ha tenuto in conto il TU 151/2001 (art. 24, commi 1-6, indennità fuori nomina), ma io credo di aver scorto una speranza per me nell’art. 17 dello stesso riferimento normativo. Ma vorrei tornare a scuola con un riferimento normativo chiaro che chiarisca che una docente con contratto a termine posta in interdizione obbligatoria per gravi complicanze prima della scadenza del contratto ha diritto all’indennità di maternità anche se non è ancora al settimo mese di gravidanza (o a meno di 60 giorni da esso).  Scusi per la lunga e tediosa spiegazione, ma le sarei davvero grata per la risposta che vorrà fornirmi. E confido anche nella comprensione delle mie chiare “intenzioni”. Il fatto è che devo pagare il mutuo e fare le visite anche nei mesi estivi, e aspettando l’aspi il tutto diventa davvero difficile, rischiando di rovinare la serenità che invece dovrebbe caratterizzare i mesi di dolce attesa.  Grazie mille per la pazienza. Gentili saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissima Flora,

Ai sensi della C.M. n. 2 del 4/1/1973 e degli artt. 16 e 17 D. Lgs. n. 151/2001 l’interdizione dal lavoro è equiparata, a tutti gli effetti, al congedo di maternità (già astensione obbligatoria).

È per questo che quando si parla di “interdizione dal lavoro” ci si riferirsce sempre e comunque al “congedo di maternità” la cui “interdizione” non è altro che una estensione del divieto di adibire le lavoratrici al lavoro.

Se ciò non bastasse:

L’art. 12 del CCNL/2007 recita: Nel periodo di astensione obbligatoria, ai sensi degli articoli 16 e 17 del D. Lgs. n. 151/2001 alla lavoratrice o al lavoratore…

Il Consiglio di Stato con il parere n. 460/2003 ha affermato che:

Nei casi previsti dall’ art. 17, comma 2, lettera a)  del Testo Unico sulla maternità (gravi complicanze della gravidanza), il prolungamento dell’interdizione anticipata e della conseguente indennità economica potrà essere concesso anche in comprovata carenza di un sottostante rapporto di lavoro.

Pertanto, l’interdizione dal lavoro per gravi complicanze della gestazione è equiparata a tutti gli effetti al congedo di maternità.

Si noti anche (ancora prima della pronuncia del Consiglio di Stato) come l’art. 16 (congedo di maternità “obbligatorio”) e art. 17 (interdizione per gravi complicanze della gestazione) siano entrambi inseriti  nel Capo III  “CONGEDO DI MATERNITA'” del Testo Unico 151/2001 . Non è un caso.

Dunque, per il personale a tempo determinato gli effetti della indennità hanno validità sia se in costanza di  rapporto di lavoro (accettazione e sottoscrizione del contratto), sia dopo il termine dello stesso (supplenza terminata ma inizio o continuazione del periodo di congedo obbligatorio/interdizione dal lavoro).

A tale personale spetta il 100% della retribuzione per il periodo di congedo coperto da nomina (sia se interdizione che congedo di maternità/paternità), mentre nei periodi fuori copertura contrattuale è fatto salvo esclusivamente il diritto alla corresponsione della relativa indennità di maternità nella misura dell’80% dell’ultimo stipendio riguardante l’ultimo contratto.

Il servizio svolto, ma solo fino al termine del contratto, è valido al 100% come retribuzione, ai fini del punteggio per l’aggiornamento delle graduatorie permanenti/esaurimento/istituto e per il servizio pre ruolo.

L’indennità percepita in costanza di rapporto d’impiego ha natura retributiva e quindi soggetta ai contributi pensionistici, previdenziali e assistenziali.

L’indennità percepita fuori nomina (in misura dell’80%) non è invece utile ai fini del punteggio per l’aggiornamento delle graduatorie permanenti/esaurimento/istituto e per il servizio pre ruolo.

La scuola, quindi, non considerando l’interdizione per gravi complicanze della gestazione al pari del congedo obbligatorio, commetterebbe non solo un errore ma anche una illegittimità negando l’indennità fuori nomina ad una dipendente collocata in interdizione per gravi complicanze.

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