Fruizione dei 3 gg al mese per assistenza alla madre disabile: la presenza del padre non fa venire meno il diritto. Chiarimenti per la scuola.

Scuola – Una dipendente della nostra scuola ha chiesto di usufruire dei benefici della legge  104 per la madre in situazione di handicap grave. Il marito della signora è tuttora vivente e convivente anche se ottantenne, gode di buona salute ed è automunito. La vecchia normativa prevedeva che fosse il coniuge ad occuparsi dell’altro coniuge in situazione di handicap ma con le nuove norme applicate nel 2010 non vi è più menzione di tale obbligo. La domanda è : la dipendente ha diritto ai permessi oppure no ? Grazie in anticipo.

Paolo Pizzo – Gentile scuola,

la risposta è affermativa, se riferita ai 3 gg. di permesso mensile.

La nuova legge 104 (legge n. 183/2010 e dal D.Lvo 119/2011) introduce il concetto di “referente unico” che si identifica con colui che beneficia dei permessi mensili per tutti i mesi di assistenza alla persona con handicap grave con esclusione, quindi, di altri eventuali soggetti (Ministero del lavoro, interpello del 17 giugno 2011, n. 24).

In base alla legge, quindi, viene individuato un unico referente per ciascun disabile, trattandosi del soggetto che assume “il ruolo e la connessa responsabilità di porsi quale punto di riferimento della gestione generale dell’intervento, assicurandone il coordinamento e curando la costante verifica della rispondenza ai bisogni dell’assistito”(Consiglio di Stato – parere n. 5078 del 2008).

Pertanto, né nella legge né nelle circolari esplicative è indicato uno “scorrimento” di parentela oppure la necessità di motivare la ragione per cui gli altri parenti non possano assistere il disabile.

In questa FAQ abbiamo approfondito la materia.

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