Aspettativa per assegno di ricerca e confusione del Dirigente. Chiarimenti

Massimiliano  – Buongiorno, sono un docente a tempo indeterminato in una scuola superiore,  attualmente in aspettativa in quanto assegnista di ricerca presso  un’università italiana, dal 1 dicembre 2013 e fino al 30 novembre 2014.  Pochi giorni fa e senza nessun preavviso la dirigente scolastica della  scuola mi ha contattato per “mettere le mani avanti” e comunicarmi che  dal 1 dicembre 2014 non potrò più chiedere aspettative o congedi nel  caso (più che probabile) che il mio assegno venga rinnovato. Il motivo sarebbe che nell’ultimo quinquennio ho già usufruito di  congedi per motivi di studio superiori a 2,5 anni. Questo è vero ma si  trattava di congedi per motivi di ricerca, non di aspettative, ed ero  impiegato presso un ateneo straniero. La dirigente si è inoltre  appellata alle norme concernenti il congedo contenute nel contratto  collettivo nazionale del 2007 e precedenti. La legge 240 dedica l’articolo 22 interamente agli assegni di ricerca  (ripreso anche nel mio contratto stipulato con l’ateneo) e recita  testualmente

” La titolarità dell’assegno […] comporta il collocamento  in aspettativa senza assegni per il dipendente in servizio presso   amministrazioni pubbliche”, senza nessun riferimento a precedenti  periodi di congedo e senza riferimento ad un’eventuale discrezionalità  del dirigente. La d.s. insiste nell’affermare che non ho diritto all’aspettativa e mi ha inviato una comunicazione scritta che riassume i congedi che ho  chiesto in passato e conclude affermando che “La legge 240 non influisce  sulla posizione contrattuale dei singoli”. In parole povere, la legge  240 non varrebbe a confronto col contratto nazionale. Mi chiedo quindi  con preoccupazione se veramente la d.s. potrà impormi di riprendere il  servizio negandomi l’aspettativa, forzandomi a rinunciare al rinnovo  dell’assegno di ricerca. Aggiungo una nota a margine: l’elenco dei congedi di cui ho goduto  inviatomi dalla scuola non è corretto. Infatti, negli anni passati io ho  sempre richiesto, con istanza scritta e protocollata, un “congedo  straordinario per motivi di ricerca” mentre, dalla comunicazione della  scuola, emerge che mi é sempre stato dato un “congedo per motivi   dottorato”, che io ho concluso ben prima di entrare in ruolo nella  scuola, e che era regolamentato da norme diverse. Si profila quindi un  errore formale e sostanziale da parte della scuola. Ho richiesto, tramite PEC, un parere in merito all’ufficio scolastico  territoriale, al quale ho inviato anche copia del mio contratto con  l’ateneo, i riferimenti di legge e la comunicazione inviatami dalla scuola. In attesa di un riscontro da parte loro, potete darmi qualche chiarimento?

Paolo Pizzo – Gentilissimo Massimiliano,

la Dirigente sta a mio avviso confondendo un po’ le cose.

I congedi di cui all’art. 18 del CCNL/2007 e quello relativo all’assegno di ricerca sono infatti distinti e separati e non vi è alcuna incompatibilità.

Andiamo con ordine.

L’art. 22 della legge n.240 del 30 dicembre 2010 prevede che:

“Le universita’, le istituzioni e gli enti pubblici di ricerca e  sperimentazione, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie,  l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) e l’Agenzia  spaziale italiana (ASI), nonche’ le istituzioni il cui diploma di  perfezionamento scientifico e’ stato riconosciuto equipollente al  titolo di dottore di ricerca ai sensi dell’articolo 74, quarto comma,  del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382,  nell’ambito delle relative disponibilita’ di bilancio, possono  conferire assegni per lo svolgimento di attivita’ di ricerca. I  bandi, resi pubblici anche per via telematica sui siti dell’ateneo,  ente o istituzione, del Ministero e dell’Unione europea, contengono  informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i  doveri relativi alla posizione e sul trattamento economico e  previdenziale spettante.

2. Possono essere destinatari degli assegni studiosi in possesso di  curriculum scientifico professionale idoneo allo svolgimento di  attivita’ di ricerca, con esclusione del personale di ruolo dei  soggetti di cui al comma 1. I medesimi soggetti possono stabilire che  il dottorato di ricerca o titolo equivalente conseguito all’estero  ovvero, per i settori interessati, il titolo di specializzazione di  area medica corredato di una adeguata produzione scientifica,  costituiscono requisito obbligatorio per l’ammissione al bando; in  assenza di tale disposizione, i suddetti titoli costituiscono titolo  preferenziale ai fini dell’attribuzione degli assegni.

3. Gli assegni possono avere una durata compresa tra uno e tre  anni, sono rinnovabili e non cumulabili con borse di studio a  qualsiasi titolo conferite, ad eccezione di quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili ad integrare, con soggiorni  all’estero, l’attivita’ di ricerca dei titolari. La durata  complessiva dei rapporti instaurati ai sensi del presente articolo,  compresi gli eventuali rinnovi, non puo’ comunque essere superiore a  quattro anni, ad esclusione del periodo in cui l’assegno e’ stato  fruito in coincidenza con il dottorato di ricerca, nel limite massimo  della durata legale del relativo corso. La titolarita’ dell’assegno  non e’ compatibile con la partecipazione a corsi di laurea, laurea  specialistica o magistrale, dottorato di ricerca con borsa o specializzazione medica, in Italia o all’estero, e comporta il  collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in  servizio presso amministrazioni pubbliche.”

Giova comunque ricordare che anche l’art. 51/6 della legge 449/97 prevedeva che “Il titolare in servizio presso amministrazioni pubbliche può essere collocato in aspettativa senza assegni” (possibilità richiamata anche per gli assegnisti dal punto 3 della Circolare Ministeriale 4 novembre 2002, n. 120).

In ogni caso bisogna chiarire che tale art. è stato abrogato dalla Legge 240/2010 sopra citata che all’art. 29, comma 11 lettera d prescrive: “A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati: d) l’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.”

Pertanto, il riferimento normativo principale è ad oggi la legge n. 240 del 30 dicembre 2010 che ha previsto che la titolarità dell’assegno comporta il  collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in  servizio presso amministrazioni pubbliche.

È utile anche richiamare la C.M. 15/2011 nel punto relativo ai beneficiari di borse post-dottorato e agli assegnisti universitari in cui prevede esplicitamente la possibilità dell’aspettativa senza assegni per tutti i pubblici dipendenti vincitori di un assegno di ricerca.

Pertanto, anche il docente che ha già conseguito il titolo di dottore di ricerca ha titolo a beneficiare di aspettativa per borsa di studio post-dottorato e di aspettativa per assegno di ricerca.

Quest’ultima, però, è esclusivamente senza assegni (è infatti diversa dal congedo straordinario per dottorato di ricerca), come afferma la Legge 240/2010 (l’ultima e unica norma a cui bisogna fare riferimento).

Aggiungo che il CCNL/2007 all’art. 15/7 recita testualmente: “Il dipendente ha diritto, inoltre, ove ne ricorrano le condizioni, ad altri permessi retribuiti previsti da specifiche disposizioni di legge”.

Anche se non sono richiamate le aspettative non retribuite il principio è quello che anche il dipendente della scuola in quanto dipendente pubblico può fruire di tutti gli altri permessi o aspettative riferiti a questi ultimi.

In conclusione:

  • le eventuali aspettative finora fruite non riguardano in nessun modo quella relativa all’assegno di ricerca;
  • quest’ultima è ESPRESSAMENTE PREVISTA DA UNA SPECIFICA NORMA DI LEGGE OVVERO art. 22/3 della Legge 240/2010 la quale prevede una durata compresa tra uno e tre  anni, rinnovabili e non cumulabili con borse di studio a  qualsiasi titolo conferite, ad eccezione di quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili ad integrare, con soggiorni  all’estero, l’attivita’ di ricerca dei titolari. La durata  complessiva, compresi gli eventuali rinnovi, non puo’ comunque essere superiore a  quattro anni, ad esclusione del periodo in cui l’assegno e’ stato  fruito in coincidenza con il dottorato di ricerca, nel limite massimo  della durata legale del relativo corso.
  • L’art. 18 del CCNL/2007 non ha nulla a che fare con l’aspettativa per assegno di ricerca in quanto non la prevede;
  • potrai fruire dell’aspettativa per motivi di ricerca ai sensi dell’art.15/7 dello stesso Contratto e della legge richiamata;
  • nessuna norma impone che dopo aver fruito di qualsiasi aspettativa prevista dal Contratto non puoi fruire di altre aspettative previste da specifiche disposizioni di legge.

Non ti resta che impugnare il decreto del DS perché illegittimo e non ha nessun fondamento di legge. Inoltre, ti voglio anche far notare che se il tuo precedente congedo era specifico “per dottorato di ricerca” e non per “motivi di studio” è utile che tu legga la circolare 15/11 sopra richiamata. Anche in questo caso la scuola potrebbe aver fatto confusione accordandoti l’aspettativa per motivi personali e di famiglia quando invece doveva accordarti quella specifica per dottorato di ricerca.

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