Maternità e congedi: chiarimenti per la madre di due gemelle

Veronica – sono mamma di Beatrice e Marta, due gemelline nate il 14  maggio 2013. Insegno tecnologia nella scuola secondaria di primo grado e sono stata immessa  in ruolo nell’anno 2011. Il mio orario è di 18 ore settimanali, per cui ho 9 classi (solitamente 3  corsi). Ho tre quesiti da chiederti in merito alla mia maternità: 1. secondo a come ho interpretato io la legge, credo di aver diritto a 1 mese  al 100% e a 5 mesi al 30% per OGNI figlia, mentre la dirigenza della mia scuola  sostiene che il mese al 100% è comunque solo 1 per cui ne restano 11 al 30%. La  legge esattamente a chi da ragione?

2. lo scorso anno, da settembre 2013 al 14 maggio 2014, sono andata  regolarmente al lavoro con orario ridotto per allattamento, poi sono rientrata  a disposizione. L’orario che avevo era 4 ore al lunedi e 2 ore al martedi con  impegni al martedi pomeriggio (consigli di classe e collegi docenti)  proporzionati alle 6 ore di servizio. Insegno tecnologia alla scuola media (2  ore a settimana per classe) e, pertanto, nelle 6 ore coprivo un corso (1A – 2A  – 3A). Per quest’anno ho chiesto, anche nell’ottica della CONTINUITA’, di poter  continuare con questa tipologia di orario (due giorni a settimana). Gli altri  giorni mi verrebbero decurtati dalla maternità. Naturalmente sono disponibile a  preventivare i giorni da richiedere. Ne ho parlato alla dirigenza a gennaio. Si sono mostrati contenti della mia  richiesta, disponibili ad evaderla ma, a tutt’oggi, non mi sanno dire se è  fattibile o no. Al sindacato mi hanno detto che nessuno ha mai posto una  domanda del genere e che non sanno chi me lo fa fare a voler andare a scuola  con due gemelle di poco più di un anno a casa. Non voglio intralciare  l’organizzazione scolastica e sorvolo commenti personali allo “spassionato”  consiglio sindacale ricevuto e chiedo a te cosa dice la legge… So che posso  chiedere i giorni di maternità quando voglio, basta avvisare 15 giorni prima,  ma vorrei tenere conto anche di ciò che comporterebbe sugli alunni la mia  richiesta. Vorrei mantenere la continuità sulle mie 3 cassi ma non voglio  mettere in difficoltà gli alunni di altre 6 classi con supplenze settimanali,  ore buche, lezioni perse… 3. Per “anzianità” ho diritto a decidere quale cattedra libera scegliere:  quella da 18 ore o quella da 20. Io vorrei quella da 20 ma la dirigenza mi ha  consigliato di scegliere quella da 18 perchè altrimenti non portei chiedere di  usufruire della maternità perchè colluderebbero le due richieste: fare più ore  (20 anzichè 18) e poi richiedere giorni di maternità. Io sapevo che i giorni di  maternità devono essere sempre concessi. E allora cosa è che collude? Puoi fare un pò di chiarezza in questa matassa da sbrogliare e, per favore,  indicarmi i riferimenti normativi? Resto in attesa di una tua risposta, grazie.

Paolo Pizzo – Gentilissima Veronica,

leggo sempre con attenzione e piacere le email seppur “kilometriche” delle neo mamme alle prese con la materia dei congedi e dei permessi sulla maternità e OS è sempre in prima linea sull’argomento.

Veniamo ai quesiti.

1

L’art. 32 del D. Lgs n. 151/2001 prevede che “per ogni figlio nei suoi primi otto anni di vita, ciascun genitore ha diritto…”.

L’INPS,  con  circolare  n.  8/2003  afferma:  “Come  già  precisato  nel  messaggio  n.  569  del27/06/2001 […] in caso di parto gemellare o plurigemellare, ciascun genitore ha diritto a fruire, per ogni nato, del numero di mesi di congedo parentale previsti dall’art. 32 del T.U.. La norma  suddetta  trova  applicazione  anche  nell’ipotesi di  adozioni  ed  affidamenti di  minori (anche non fratelli) il cui ingresso in famiglia sia avvenuto nella stessa data.”

Relativamente al corrispondente trattamento economico invece, rispetto a quanto stabilito dal successivo art. 34 del decreto che prevede fino al terzo anno di vita una indennità pari al 30 %, il comma  4, dell’art. 12 del vigente Contratto Scuola, stabilisce un miglior beneficio rispetto alla norma, i primi 30 giorni fruiti in alternativa per le lavoratrici madri e i lavoratori padri retribuiti per intero.

Sull’argomento di cui al quesito abbiamo tre pareri tutti concordi: ARAN; Giudice del lavoro e Ragioneria dello Stato.

Il parere sicuramente più importante, perché riguarda nello specifico il comparto scuola e l’applicazione del relativo CCNL, è quello giurisprudenziale: Il Tribunale di Modena – Sez. Lavoro – Sent. 08/01/2008 n. 584/07 ha così disposto:

“ …Il contratto collettivo del comparto scuola prevede una disciplina più favorevole, per il trattamento economico, del D.Lgs. n. 151/2001 in quanto l’articolo 12 comma 4 dispone che “nell’ambito del periodo di astensione dal lavoro previsto dall’articolo 32, comma uno, lettera a) del D.lgs n. 151/2001, per le lavoratrici madri o in alternativa per i lavoratori padri, i primi

30  giorni,  computati  complessivamente  per  entrambi  i  genitori  e  fruibili  anche  in  modo frazionato, non riducono le ferie, sono valutati ai fini dell’anzianità di servizio e sono retribuitiper  intero  […]  Ove  la  norma  contrattuale  avesse  voluto  disporre  una  moltiplicazione  o comunque un aumento della parte del periodo di congedo retribuito per intero in relazione al numero dei figli non avrebbe mancato di specificare tale diritto del lavoratore […] Pertanto, alla ricorrente compete il pagamento dell’intera retribuzione per i primi 30 giorni del fruito periodo di congedo parentale e, in forza del richiamo operato dal comma 1 dell’articolo 12 del menzionato CCNL, per il  periodo successivo compete, nei limiti stabiliti dall’articolo 34, il pagamento del 30% della retribuzione. Poiché risulta che la ricorrente ha già percepito quanto le spettava il ricorso va rigettato”.

L’ARAN, in un recente Orientamento Applicativo per il comparto Scuola sostiene che l’art. 12, comma 4, del CCNL del 29.11.2007 del comparto scuola, nel disciplinare i congedi parentali rinvia all’art. 32, comma 1, lett. a) del D. Lgs. n. 151/2001, Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, con la sola specificazione del trattamento economico di maggior favore per le lavoratrici madri, o in alternativa per i lavoratori padri, relativo ai primi trenta giorni del periodo di astensione dal lavoro.

Nulla stabilisce la norma contrattuale per il caso particolare di parto gemellare o plurigemellare.

Su questo punto si rileva che la disciplina legislativa su citata espressamente sancisce che ciascun genitore ha diritto al congedo parentale per ogni bambino nei suoi primi otto anni di vita.

Ciò non di meno si sono preoccupate di chiarire la portata della norma sia la circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 2000 n. 43, sia le circolari Inps n. 139/2001 con il successivo messaggio n. 569 del 2001, e, n. 8/2003, le quali affermano che in caso di parto gemellare o plurigemellare ciascun genitore ha diritto a fruire per ogni nato del numero di mesi di congedo parentale previsti dallo stesso art. 32 (in sintesi, per ciascun figlio fino a 6 mesi per la madre, fino a 7 mesi per il padre, nel limite complessivo di 10 o 11 mesi fra entrambi i genitori ).

Per quanto concerne invece il trattamento economico di miglior favore su evidenziato (cioè il mantenimento del 100% della retribuzione per i primi trenta giorni), si rileva che esso mantiene l’interdipendenza con l’evento naturale, unico, del parto e, pertanto, anche in presenza di parti gemellari o plurigemellari compete una sola volta, cumulativamente per entrambi i genitori.

Questa del resto è l’unica tesi compatibile e coerente con la logica previsionale dei costi contrattuali dello specifico comparto scuola, così come approvati dal Governo e positivamente certificati dalla Corte dei Conti.

A questi pareri si aggiunge quello della Ragioneria Generale dello Stato: “Trattandosi di un  beneficio economico relativo ai primi 30 giorni retribuiti per intero migliorativo rispetto alla norma esso deve essere corrisposto una sola volta e non per ogni figlio”.

Dal quadro sopra esposto i primi 30 giorni retribuiti per intero non sono duplicabili in caso di parto gemellare o plurigemellare.

Pertanto, a mio modesto avviso, fin quando il Contratto non disciplinerà la questione esplicitamente, la scuola dovrà attenersi ai pareri sopra esposti.

2

La Suprema Corte con sentenza n. 6472 del 4 maggio 2012 ha chiarito che il congedo parentale si configura come un diritto potestativo costituito dal comportamento con cui il titolare realizza da solo l’interesse tutelato e a cui fa riscontro e che la fruizione del congedo parentale si interrompe allorché la lavoratrice rientra al lavoro e ricomincia a decorrere dal momento in cui la stessa riprende il periodo di astensione.

L’art. 32 del D. Lgs. n. 151/2001 e l’art. 12 del Contratto Scuola si limitano solo in generale a prevedere la necessità del preavviso ai fini della fruizione del congedo parentale (15 giorni prima o 48 ore per particolari motivi), senza dettare disposizioni specifiche per il caso di fruizione frazionata.

Il Dirigente, dunque, nel corso di fruizione frazionata del congedo parentale, non può rifiutare un  preavviso formulato dal  dipendente,  tale  da  precostituire  una  forma  di  calendario programmato delle assenze con riferimento ad una o più settimane o addirittura mesi.

L’ARAN ha avuto modo di chiarire che, purché il preavviso sia stato comunque dato, l’Amministrazione non può legittimamente rifiutare la fruizione del congedo secondo “il programma” di assenza dal lavoro indicato dal dipendente, in quanto si tradurrebbe in una limitazione del tutto ingiustificata del diritto spettante allo stesso.

Pertanto, il dipendente può anche effettuare una richiesta di uno o più giorni per un intero periodo (es. congedo da usufruire sempre nello stesso giorno della settimana per un periodo di due mesi).

La scuola potrà nominare un supplente per l’intero periodo di congedo richiesto dal titolare.

3

La questione potrà essere demandata alla contrattazione di istituto. Di sicuro l’orario non osta alla maternità (e viceversa).

La guida di OS

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