Assistenza al disabile che lavora o che fruisce per sé stesso dei 3 gg. di permesso. Chiarimenti per la scuola.

Scuola – Buongiorno, avrei il seguente quesito da sottoporre: Un collaboratore scolastico usufruisce dei 3 giorni di permessi legge 104 dal 2009 per il coniuge che però presta attività lavorativa. E’ giusto concedergli i suddetti giorni solo nello stesso periodo che li chiede il coniuge? In attesa di risposta cordiali saluti.

Paolo Pizzo – Gentile scuola,

nella circolare INPS 37 del 18 febbraio 1999 (punto 1 A) si evidenziavano solo due possibilità:

  • che il lavoratore con grave disabilità avesse una effettiva necessità di essere assistito. Tale necessità doveva essere valutata dal medico competente;
  • che nel nucleo familiare non fosse presente un altro familiare non lavoratore in condizione di prestare assistenza.

Poi con la circolare 128/2003 sempre l’INPS precisava che i giorni di permesso dei due soggetti dovevano essere fruiti nelle stesse giornate.

Dopo l’entrata in vigore della “nuova” L. 104/1992 art. 33 D.lgs 151/2001 artt. 33 e 42, come modificati dalla L. 183/2010 e dal D.lgs. 119/2011, il Dipartimento della Funzione Pubblica con parere 44274 del 5 novembre 2012 ha chiarito che seppur la situazione ordinaria prevedrebbe che le giornate di permesso legge 104/92, richieste dai due beneficiari, debbano coincidere, ciò non esclude comunque la possibilità che queste vengano fruite in giornate differenti poiché, le necessità di assistenza, possono sostanziarsi in attività differenti, per le quali non è necessaria la presenza della persona con disabilità che, durante quella giornata potrà prestare normale attività lavorativa.

Si segnala anche  il punto 6 della circolare INPS n. 100/2012.

Tale punto recita che “di norma, la  fruizione dei permessi in argomento da parte del dipendente che presta assistenza nei confronti di un familiare lavoratore coincide con l’assenza del disabile dal posto di lavoro.

Tuttavia, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con l’interpello n. 30/2010, considerata la ratio della norma ispirata all’assistenza, all’integrazione sociale e alla tutela dei diritti delle persone disabili, ha stabilito che il diritto alla fruizione dei benefici in argomento da parte del dipendente che assiste il familiare disabile non può essere escluso a priori nei casi in cui lo stesso disabile svolga nel medesimo periodo attività lavorativa.

Conseguentemente, essendo superata la disposizione contenuta al paragrafo 2.1 della circolare n. 45/2011, l’Amministrazione non può negare a priori l’autorizzazione alla fruizione dei permessi richiesti da un dipendente per assistere un familiare disabile lavoratore nelle giornate in cui lo stesso è impegnato in attività lavorativa.

Il Ministero ha altresì chiarito che, nell’ipotesi sopra indicata, è rimessa al datore di lavoro la valutazione della situazione che il richiedente di volta in volta andrà a rappresentare.

Nel rispetto dei criteri indicati, pertanto, qualora il dipendente intenda fruire del beneficio nelle giornate in cui l’assistito presta attività lavorativa, il dirigente responsabile valuterà, di volta in volta, la concedibilità del congedo, in relazione alle necessità rappresentate a giustificazione dell’assenza, anche con riferimento alle esigenze della vita quotidiana del disabile per le quali non sia strettamente necessaria la sua presenza fisica.

In detta valutazione si dovrà tener conto della circostanza che le su menzionate necessità non possano essere adeguatamente soddisfatte al di fuori dell’orario di lavoro ordinario del dipendente che presta assistenza.

La sussistenza delle predette esigenze sarà attestata dall’interessato mediante dichiarazione di responsabilità resa ai sensi dell’ art. 47 del d.P.R. n. 445/2000.

Nulla è invece innovato nelle ipotesi in cui i permessi siano fruiti per prestare assistenza ad un familiare disabile lavoratore nelle giornate in cui lo stesso sia assente dal posto di lavoro a titolo, ad esempio, di PERMESSO ex lege n.104/1992, malattia, ferie, aspettativa, ecc., nelle quali, pertanto, la predetta valutazione NON è richiesta ed il dipendente che assiste non deve produrre alcuna giustificazione dell’assenza.”

La scuola dovrà quindi tenere presente il parere della Funzione Pubblica e di volta in volta accordarsi con il dipendente per la fruizione dei permessi.

 

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