Interdizione per attività lavorativa pericolosa, faticosa, insalubre estesa a 7 mesi dopo il parto

Angela – sono una docente di scuola primaria con contratto a tempo indeterminato in astensione obbligatoria per maternità fino al 18 settembre. Vorrei prolungarel’astensione fino al settimo mese di vita del mio bambino, ma la scuola dice che non è possibile un prolungamento post partum, perchè dopo il parto non si parla più di astensione, ma di puerperio! Allora, mi chiedo: ma il puerperio non è parte della astensione obbligatoria? Ancora. Se dovessi riuscire a ottenere tale estensione, lo stipendio resta al 100% o viene decurtato all’80%? Spero mi rispondiate, perchè così potrei far leggere la risposta al personale ata della mia scuola. Vi ringrazio e vi saluto cordialmente.

Paolo Pizzo – Gentilissima Angela,

impropriamente si parla di prolungamento del periodo post partum. In realtà ciò a cui ti riferisci è un’interdizione per attività lavorativa pericolosa, faticosa, insalubre estesa a 7 mesi dopo il parto.

Ciò può avvenire solo determinate condizioni.

Tale astensione dal lavoro può essere disposta dal Servizio ispettivo del Ministero del Lavoro, d’ufficio o su istanza della lavoratrice, qualora nel corso della  propria attività  di vigilanza constati l’esistenza delle condizioni che danno luogo all’astensione medesima.

Il provvedimento di interdizione presuppone dunque un accertamento da parte della DPL circa l’impossibilità, per il datore di lavoro, di adottare misure volte alla eliminazione dei rischi per la salute della lavoratrice, ferma restando la possibilità di disporre l’astensione, anche prima di tale accertamento, allorquando il datore  produca una dichiarazione la quale risulti in modo chiaro, sulla base di elementi tecnici attinenti all’organizzazione aziendale, l’impossibilità di adibirla ad altre mansioni. In tal caso  l’interdizione dal lavoro decorrerà dalla data del provvedimento stesso.

Il presupposto dell’impossibilità di adibire la lavoratrice ad altre mansioni non va inteso in senso assoluto, ma relativo, potendo quindi essere adottato il provvedimento di interdizione dal lavoro non  solo quando non sussista in assoluto alcuna mansione alternativa cui spostare la lavoratrice, ma anche quando la mansione alternativa astrattamente reperibile, risulti in concreto così poco impegnativa, ad esempio per il fatto di essere già svolta da altri dipendenti, da potersi considerare effettivamente inesigibile.

L’interdizione può essere disposta per la lavoratrice sia prima che dopo il parto, in quest’ultimo caso fino a 7 mesi dopo il parto (“attività lavorativa pericolosa, faticosa, insalubre prima del parto o estesa a 7 mesi dopo il parto”).

Per la lavoratrice con contratto presso più datori di lavoro (part-time), è possibile da parte della DPL,  dopo   gli   opportuni   accertamenti,   disporre   esiti   diversi   e   cioè   l’adozione   del provvedimento di interdizione solo con riferimento ad uno soltanto di tali rapporti.

 

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