Supplenza e congedo parentale: presa di servizio e retribuzione per figlio inferiore a 3 anni

Teresa – Urgenza.  Chissà se riuscite a rispondermi in tempo per domani mattina ho una convocazione per nomina fino al termine dell’anno con gdi nel caso mi toccasse vorrei accettare, ma subito fare domanda di astensione  facoltativa: ho due bimbi, uno sotto l’anno. posso farlo? devo comunque  prendere servizio un giorno?devo dare preavviso? grazie mille.

Paolo Pizzo – Gentilissima Teresa,

il congedo parentale può essere chiesto dal genitore dipendente solo ed esclusivamente se vi è un rapporto di lavoro in atto all’inizio e durante il periodo di congedo richiesto.

Pertanto, per ottenere i benefici previsti per il congedo parentale, come tutti i benefici previsti da norme o da disposizioni contrattuali a domanda, il dipendente deve aver confermato il proprio rapporto di lavoro con la presa di servizio.

La presa di servizio, che non è necessaria nei soli casi in cui il personale si trovi in interdizione per gravi complicanze o congedo di maternità/paternità al momento dell’accettazione di un incarico (a tempo indeterminato o determinato), si configura come il requisito necessario e fissato dalla norma generale per il perfezionamento del rapporto di lavoro come “dipendente pubblico” se pur con un contratto a termine, per poter usufruire dei benefici previsti dal T.U. e dal Contratto Scuola.

L’art. 12 commi 7 e 8 del Contratto Scuola (art. 19 per il personale assunto a tempo determinato) stabilisce che ai fini della fruizione, anche frazionata, dei periodi di congedo parentale, la lavoratrice madre o il lavoratore padre presentano la relativa domanda, con l’indicazione della durata, all’ufficio di appartenenza di norma quindici giorni prima della data di decorrenza del periodo di astensione. La domanda può essere inviata anche per mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento purché sia assicurato comunque il rispetto del termine minimo di quindici giorni. Tale disciplina trova applicazione anche nel caso di proroga dell’originario periodo di congedo parentale.

In presenza di particolari e comprovate situazioni personali che rendano impossibile il rispetto della disciplina di cui sopra, la domanda può essere presentata entro le quarantotto ore precedenti l’inizio del periodo di astensione dal lavoro.

Fino al 3° anno di vita del figlio (compreso il giorno del terzo compleanno), durante la fruizione del congedo parentale, all’interno del periodo temporale di 6 mesi, i primi 30 giorni, complessivi per entrambi i genitori, e fruibili anche frazionatamene, sono retribuiti per intero (indipendentemente dal reddito individuale), con esclusione dei compensi per lavoro straordinario e delle indennità per prestazioni disagiate, pericolose o dannose alla salute; sono utili ai fini dell’anzianità di servizio e delle ferie.

Nel caso di madre e padre entrambi dipendenti pubblici, ai fini della retribuzione intera dei primi 30 giorni si considera il cumulo dei giorni di ciascuno dei genitori: i giorni di permesso retribuiti al 100% rimangono 30 (complessivamente intesi) a prescindere dal fatto che a fruirne sia l’uno o l’altro genitore (non sono quindi 30 gg. retribuiti per ciascun genitore ma 30 gg. complessivamente intesi). Tali giorni sono utili alle ferie e alla tredicesima mensilità.

I restanti periodi, fino a concorrenza del limite di 6 mesi (dodici mesi in caso di parto gemellare) sono  retribuiti  al  30% (indipendentemente dal reddito individuale), coperti da  contribuzione  figurativa  e  utili  ai  fini dell’anzianità di servizio ma riducono le ferie e la tredicesima mensilità.

Per i periodi eccedenti i 6 mesi, comunque computati nell’anzianità di servizio ma che comportano la riduzione delle ferie e della tredicesima mensilità, è dovuta una indennità pari al  30% della retribuzione, a condizione che il reddito individuale dell’interessato sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria. Il reddito è determinato secondo i criteri previsti in materia di limiti reddituali per l’integrazione al minimo. Per l’anno 2014 è pari a euro 16.294,85 ( = 6.517,94 x 2,5) , circolare INPS 44/2014, in caso contrario non sono retribuiti.

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