Permessi 104/92 parenti di terzo grado. Chiarimenti per il Dirigente scolastico

Dirigente scolastico – Un dipendente chiede la fruizione dei permessi retribuiti per la legge 104 per la zia (parente entro il 3° grado) presentando solamente la certificazione medica e una dichiarazione rilasciata dal soggetto portatore di Handicap con la quale l’interessata indica di voler essere assistita soltanto dal nipote. Nella richiesta vengono dichiarate solamente i seguenti punti: che nessun altro familiare beneficia dei permessi per lo stesso soggetto; che non è coniugata; che il soggetto non è ricoverato a tempo pieno presso strutture pubbliche o private.

Tenuto conto della Circolare n. 13/2010 Uff. Pers. le P.A. che all’art. 24  comma 2  prevede  che la fruizione dei permessi ai parenti  entro il 3° grado spetta  qualora nel nucleo familiare   vi siano  parenti con  età superiore a 65 anni  o che comunque siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti , si chiede di conoscere se il dipendente è tenuto a  presentare la dichiarazione relativa alla presenza di parenti  entro il  3° grado con età superiore  a  65 anni ma con patologie invalidanti ; di conoscere se il dipendente è tenuto a presentare dichiarazione relativa alla presenza o meno di parenti entro il 3° grado con età inferiore ai 65 anni  ma con patologie invalidanti.

Paolo Pizzo – Gentile Dirigente,

come noto l’art. 33, comma 3 della legge 104/92 è stato modificato dall’art. 24, comma 1, lett. a), della legge n. 183/2010. Tale art. prevede che “a condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, OVVERO ENTRO IL TERZO GRADO QUALORA I GENITORI O IL CONIUGE DELLA PERSONA CON HANDICAP IN SITUAZIONE DI GRAVITÀ ABBIANO COMPIUTO I SESSANTACINQUE ANNI DI ETÀ OPPURE SIANO ANCHE ESSI AFFETTI DA PATOLOGIE INVALIDANTI O SIANO DECEDUTI O MANCANTI, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa”.

È chiaro quindi che il parente o affine entro il terzo grado può assistere il familiare in disabilità grave e quindi fruire dei 3 gg al mese SOLO nei casi in cui i genitori o il coniuge della persona da assistere si trovino in una delle condizioni individuate dalla legge ovvero abbiano compiuto i 65 anni di età, oppure siano affetti da patologie invalidanti, oppure siano deceduti o mancanti.

Si precisa che può fruire dei permessi in argomento il parente o affine entro il terzo grado anche qualora le condizioni sopra descritte si riferiscano ad UNO SOLO DEI SOGGETTI MENZIONATI DALLA NORMA (interpello del Ministero del Lavoro N. 19/2014).

Nello stesso interpello è precisato: “si ritiene pertanto che al fine di consentire la fruizione dei permessi ex art. 33, comma 3, L. n. 104/1992 ai parenti o affini entro il terzo grado debba essere dimostrata ESCLUSIVAMENTE la circostanza che il coniuge e/o i genitori della persona con handicap grave si trovino in una delle specifiche condizioni stabilite dalla medesima norma, A NULLA RILEVANDO INVECE, IN QUANTO NON RICHIESTO, IL RISCONTRO DELLA PRESENZA NELL’AMBITO FAMILIARE DI PARENTI O AFFINI DI PRIMO E DI SECONDO GRADO.”

Dal momento che il dipendente dichiara che la zia non è sposata (coniuge “mancante”), la documentazione è completa.

Pertanto, il dipendente di cui al quesito può fruire dei permessi.

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