Cumulo permessi 104/92 ad un lavoratore in situazione di handicap grave che assiste un familiare lavoratore. Chiarimenti per la scuola

Scuola – una collaboratrice scolastica usufruisce di permessi per se stessa per legge 104. Richiede di usufruire di permessi per legge 104 per assistere  il marito disabile. Il marito è lavoratore e dichiara di NON usufruire di permessi di cui alla legge 104. Tre figli maggiorenni sono conviventi. La richiesta è ammissibile? Grazie.

Paolo Pizzo – Gentile scuola,

la circolare della Funzione Pubblica n. 13/2010 chiarisce:

Le nuove norme non precludono espressamente ad un lavoratore in situazione di handicap grave di assistere altro soggetto che si trovi nella stessa condizione e, pertanto, in presenza dei presupposti di legge, tale lavoratore potrà fruire dei permessi per se stesso e per il famigliare disabile che assiste.

È chiaro che una tutela più adeguata nei confronti del disabile è realizzabile, almeno in astratto, quando questi può contare sull’opera di assistenza di una persona che si dedichi alle sue cure in maniera esclusiva; infatti, un’attività prestata nei confronti di più famigliari può risultare non soddisfacente. E’ evidente inoltre che la fruizione di permessi in maniera cumulativa in capo allo stesso lavoratore crea notevole disagio all’attività amministrativa per la possibilità di assenze frequenti e protratte del lavoratore stesso.

Questi aspetti dovrebbero essere ben valutati dal dipendente che intende chiedere la fruizione dei permessi cumulativamente, limitando la domanda alle situazioni in cui da un lato non vi sono altri famigliari in grado di prestare assistenza, dall’altro non è possibile soddisfare le esigenze di assistenza nel limite dei tre giorni mensili.

La sussistenza di tali presupposti, che il dipendente ha l’onere di dichiarare all’atto della presentazione della domanda, non può che essere rimessa alla valutazione esclusiva e al senso di responsabilità del lavoratore interessato, considerato il loro carattere assolutamente relativo e la difficoltà di un eventuale accertamento.

Pertanto, la decisione spetta comunque al dipendente e l’Amministrazione non ha un potere di diniego.

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