Sostegno: come si stila il PEI

Insegno sostegno nella scuola primaria, pur non avendo il titolo, quest’anno mi è capitato un caso particolare di un bambino che ha una diagnosi funzionale non corrispondente alle sue reali difficoltà. Ritengo che il bambino abbia disturbi legati a problemi psicotici e soprattutto comportamentali, devo stilare il PEI ed ho enorme difficoltà. Grazie per un eventuale aiuto.

Maria Vitale Merlo – E’ ormai prassi consolidata che l’unico docente deputato alla stesura del PEI sia quello di sostegno. In realtà, norma stabilisce che la stesura di tale documento avvenga in maniera collegiale e sia affidata al Consiglio di classe (in questo caso a quello di interclasse), agli operatori dell’ASL che hanno in carico l’alunno con disabilità e ai genitori che lo condividono e lo sottoscrivono congiuntamente alle altre figure coinvolte.

La stesura del PEI ha come punto di partenza la Diagnosi Funzionale, così come esplicitato nell’art. 5 comma 4 del DPR del 24/02/94 e definisce gli interventi indispensabili per realizzare il diritto all’educazione, istruzione e integrazione scolastica, quindi non è solo un progetto didattico, ma si configura come progetto di vita che coinvolge l’alunno.

Sia l’art. 13 comma 1 della legge 104/92 che i su citato DPR prevedono che nel PEI siano indicate tutte le proposte necessarie per la piena realizzazione: le ore di sostegno necessarie, eventuali figure professionali diverse da quelle fornite dalla scuola (assistente igienico sanitario, assistente alla comunicazione, educatore..). Avendo presenti questi paletti si arriva alla definizione di un PEI frutto di condivisione e pienamente aderente alle reali esigenze dell’alunno, da cui devono emergere sia le difficoltà sia le potenzialità, solo così ogni intervento sarà mirato e finalizzato alla crescita personale e sociale dell’alunno e si potrà realizzare un reale progetto inclusivo.

Premesso questo, non puoi essere solo tu l’artefice della stesura del PEI, ma devi chiedere un incontro con gli operatori dell’asl che seguono il bambino e la famiglia. Puoi, con molto tatto far notare quali sono gli atteggiamenti del bambino all’interno della scuola e chiedere loro indicazioni su quali strategie utilizzare per estinguere questi comportamenti sbagliati, perché solo di questo si tratta, dato che il docente non è uno specialista e non possiede una certificazione “diversa” che fornisca ulteriori indicazioni rispetto a ciò che rappresenta la documentazione ufficiale in possesso della scuola. Se dovesse emergere che il comportamento del bambino può dar adito a qualcos’altro, sarà la famiglia (e solo la famiglia) a decidere di far sottoporre il proprio figlio ad ulteriori indagini specialistiche e quindi richiedere una revisione della Diagnosi Funzionale.

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