La ricorsite salverà i precari della scuola?

Annamaria – La sentenza emanata oggi dalla corte di giustizia europea. 250.000 assunzioni anche per chi, come me è in II fascia di istituto.Stavo esultando di gioia, quando una collega mi ha dato la doccia gelata..la Giannini dice NO, assumiamo solo quello in GaE come stabilito, gli altri facciano ricorso.

Ma secondo voi è normale tutto questo..cioè l’essere europei solo quando al governo fa comodo?

Io non credo la signora carissima ministra possa uscirsene cosi semplicemente dalla questione. Ma stiamo scherzando veramente? Chi ci illumina in merito a questa situazione? Grazie

Lalla – gent.ma Annamaria, la sentenza emanata ieri dalla Corte di Giustizia europea non dice all’Italia "assumete 250mila precari della scuola". Questo il testo della sentenza, che potrai agevolmente leggere

La sentenza piuttosto condanna l’Italia per l’abuso di contratti a tempo determinato senza la previsione di misure atte a prevenirne il riassorbimento e procedure concorsuali certe per il reclutamento.

Il Ministero è convinto che attraverso il piano La Buona Scuola (assunzione dei precari da Graduatorie ad esaurimento e del concorso 2012) + attivazione del concorso 2015, abbia già ampiamente risposto ai rilievi della sentenza (seppure ancora non pubblicata, il suo esito infatti appariva scontato). Sentenza precariato. Giannini: già previste assunzioni nel 2015 e ritorno a concorsi

Tra l’altro, secondo il Ministero, eventuali ricorsi potrebbero interessare esclusivamente coloro che hanno stipulato, in questi anni, contratti su posti vacanti, e quindi non più di 15.000

persone.Giannini ai precari scuola: dopo sentenza europea non cambia nulla

Ma – ammette lo stesso Ministro in una intervista a Repubblica

“la ricorsite è una patologia italiana. Non c’è una sola procedura della nostra scuola che non abbia subìto valanghe di ricorsi ”

E dunque, se anche tu ritieni di avere i requisiti indicati dalla sentenza, puoi chiedere al giudice del lavoro l’applicazione. Non è escluso – questo va detto – che i giudici italiani possano rispondere in modo diverso alle richieste.

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