Congedo parentale dopo i 3 anni: la retribuzione al 100% per i primi 30 gg. è un diritto ancora negato

Scuola – Si richiede gentilmente un parere in merito alla richiesta di un docente a T.I.. L’insegnante, padre di una bambina di anni sei, a tutt’oggi non ha usufruito del congedo parentale ed ora chiede un giorno di congedo a retribuzione intera, adducendo di averne diritto entro gli otto anni di vita del bambino. La scuola – preso atto della normativa vigente (cfr. artt. 32-34 D.Lgs. 151/01 – art. 12 CCNL 29/11/2007) e della Nota M.P.I. Prot. n. 24109 del 20/12/2007, ma anche della giurisprudenza in materia (sentenza n. 1424/11 dep. 03/01/12 Tribunale Sassari e piu’ recente sentenza n. 1935/14 02/10/14 Tribunale Treviso) e del parere espresso dall’USR UMBRIA – e’ in difficolta’ nel prendere posizione … peraltro, tenendo conto che la competente RTS ha gia’ espresso un’interpretazione restrittiva della normativa. Confido in un parere e ringrazio sempre per il prezioso supporto! Cordialita’.

Paolo Pizzo – Gentile scuola,

si condivide in pieno la difficoltà della questione perché purtroppo siete in buona compagnia.

Dico purtroppo perché fino a oggi su tale questione tacciono tutti, dal Ministero ai sindacati che si vedono bene dal risolvere definitivamente la questione.

Questione, tra l’altro, che era già chiara in partenza ovvero alla sottoscrizione del CCNL di Comparto.

Mai art. 12 infatti è stato più chiaro, proprio con l’intento di derogare in melius chi fruisce del congedo rispetto a quello che dispone il testo unico 151/01.

Non è infatti un caso che l’USR Umbria, limitandosi a leggere la norma in questione, scriva:

“Si deve partire dal presupposto, pacifico, che l’art. 12 del ccnl è norma più favorevole e riferita all’ambito dell’art. 32 del d.lgs. 151/2001, che disciplina i casi in cui sorge il congedo parentale senza operare alcuna distinzione tra le ipotesi in cui il minore abbia meno o più di tre anni. il trattamento di miglior favore previsto dall’art. 12 del ccnl è, dunque, riferito all’art. 32, comma 1 lett.a), e cioè a tutte le ipotesi di congedo parentale fino agli otto anni di vita del bambino (non avrebbe senso interpretare l’art. 12 ccnl come norma di miglior favore solo e soltanto per la disciplina retributiva). Inoltre, laddove si è voluta fare la distinzione tra prima dei tre anni e dopo i tre anni del bambino (fino agli otto), il testo normativo è stato esplicito: si veda, ad esempio, il comma 5 dell’art. 12 CCNL che disciplina il congedo parentale per malattia del figlio, in cui la distinzione è netta ed esplicita. Questo è anche il ragionamento effettuato dal Tribunale di Sassari, che potrebbe essere pedissequamente applicato al caso di specie (comparto scuola).”

Detto questo, come non si capisce il perché il Ministero, l’ARAN e anche la Ragioneria dello Stato proprio all’indomani della sottoscrizione del contratto abbiano voluto imporre una interpretazione restrittiva della norma, in barba quindi a tutti i sindacati e a ciò che si era appena sottoscritto, non si capisce come ancora oggi le ragionerie si ostinino in tale ragionamento nonostante le pronunce giurisprudenziali a favore del CCNL che non fanno altro che leggere il passo e farlo applicare.

Siccome il visto del congedo è di competenza della ragioneria, ho paura che la scuola possa fare poco.

E con grande rammarico il docente dovrà, se non scoraggiato, inoltrare ricorso.

Non è ancora un caso che lo stesso USR Umbria concluda col dire “…Rimane, dunque, il dubbio sull’interpretazione che della materia viene offerta dalla Ragioneria Territoriale dello Stato, che dovrà vistare il relativo decreto”.

Siamo ancora in attesa che i sindacati si occupino definitivamente della questione.

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