Quando la buonuscita non può essere liquidata e messa in pagamento prima di sei mesi dalla cessazione del rapporto

Vincenzino – Ci sono pareri discordanti a proposito di pensioni. Sono nato il 6/3/1951 e al 31/12/2011 avevo quota 96 avendo incominciato a lavorare nella scuola il 9/3/1976 senza interrompere mai. Quest’anno ho intenzione di fare domanda di pensione,ma la buonuscita quando mi sarà data? Dopo 6 mesi ,dopo un anno ,o dopo due anni? Ne ho sentito di tutti i colori,aspetto un tuo autorevole parere.

FP – Gentile Vincenzino

dal 2010, la modalità e i tempi di liquidazione del TFS/TFR ha subito
molteplici cambiamenti

L’ultimo intervento (per il momento) è contenuto nella cosiddetta Legge di
Stabilità 2014.

L’art. 1 comma 484 e 485 della suddetta legge:
– ha esteso la modalità di pagamento rateale del TFS/TFR dei dipendenti
pubblici per prestazioni di importo superiore ad € 50.000;
– ha innalzato da 6 a 12 mesi il termine di pagamento delle prestazioni di cui
sopra.

Lo stesso comma precisa che quanto sopra affermato si applica ai dipendenti
che cessano dal servizio dal 1/1/2014, maturando i requisiti per il  pensionamento a partire dalla stessa data.

Con il messaggio n. 996 del 17/01/2014, l’Inps ha precisato che le suddette
novità legislative non riguardano i dipendenti:

1) cessati entro il 31/12/2013;
2) cesseranno dal servizio dal 1/1/2014 ma con diritto a pensione maturato
entro il 31/12/2013;
3) cesseranno dal servizio per inabilità a decorrere dal 1/1/2014, a
condizione che l’importo lordo complessivo sia inferiore o pari ad € 50.000.

Pertanto a regolamentare la tempistica della liquidazione dell’indennità di
buonuscita, dei suddetti tre punti, è il D.L. 138 del 13/8/2011 convertito
nella L. n. 148 del 14/9/2011 (art. 1 commi 21 e 23).

La circolare INPDAP n. 16 del 9/11/2011, riprendendo i dettati legislativi di
cui sopra, sintetizza e individua la liquidazione del TFS secondo la causa di
cessazione:

1) Termine breve: entro 105 giorni dalla cessazione

In caso di cessazione dal servizio per inabilità o per decesso, continua a
trovare applicazione il termine breve che prevede che la prestazione debba
essere liquidata entro 105 giorni dalla cessazione. In particolare, si ricorda
che l’ente datore di lavoro è tenuto a trasmettere all’Inpdap la documentazione
necessaria entro 15 giorni dalla cessazione del dipendente; questo Istituto, a
sua volta, provvede a corrispondere la prestazione, o la prima rata di questa,
entro i tre mesi successivi alla ricezione della documentazione stessa. Decorsi
questi due periodi (complessivamente pari a 105 giorni) sono dovuti gli
interessi;

2) Termine di sei mesi

La prestazione non può essere liquidata e messa in pagamento prima di sei mesi
dalla cessazione del rapporto di lavoro quando questa è avvenuta per:
– raggiungimento dei limiti di età o di servizio previsti dagli ordinamenti di
appartenenza (compreso il raggiungimento della massima anzianità contributiva a
fini pensionistici ed il collocamento a riposo d’ufficio disposto dall’
amministrazione di appartenenza);
– cessazioni dal servizio conseguenti all’estinzione del rapporto di lavoro a
tempo determinato per raggiungimento del termine finale fissato nel contratto
stesso (cfr. circolare n. 30 dell’1/8/2002 che ha chiarito che questa casistica
è equiparata all’ipotesi di cessazione per limiti di servizio).
Nei casi rientranti nel termine in esame l’Inpdap non può procedere alla
liquidazione e al pagamento della prestazione, ovvero della prima rata di
questa, prima che siano decorsi sei mesi dalla cessazione del rapporto di
lavoro, Decorso tale termine, l’istituto deve mettere in pagamento la
prestazione entro 3 mesi. Decorsi questi due periodi (complessivamente pari a
270 giorni) sono dovuti gli interessi;

3) Termine di 24 mesi

La prestazione non può essere liquidata e messa in pagamento prima di 24 mesi
dalla cessazione del rapporto di lavoro, quando questa è avvenuta per cause
diverse da quelle sopra richiamate, anche nell’ipotesi in cui non sia stato
maturato il diritto a pensione.
Tra queste cause si ricordano in particolare:
– le dimissioni volontarie;
– il recesso da parte del datore di lavoro (licenziamento, destituzione dall’
impiego, ecc.).

Nella fattispecie, visto che i requisiti per la pensione li matura entro il
31/12/2011 (quota 96), a mio avviso, lei rientra nella casistica individuata
al punto 2 della circolare INPDAP n. 16 del 9/11/2011 ovvero 6 mesi dalla
pensione.

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