Per fruire dei permessi 104/92 non bisogna convivere con il parente disabile

Docente – sono una docente a tempo determinato ed ho un fratello minore in situazione di handicap riconosciuto, l’anno scorso mi sono sposata e non faccio più parte del nucleo familiare di mio fratello posso comunque usufruire dei 3 giorni di 104 come referente unico? Prima di sposarmi ero io la referente unica di mio fratello. Sicura di una Vs. celere risposta Vi ringrazio per il costante supporto che date a tutti noi.

Paolo Pizzo – Gentile docente,

i permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 possono essere fruiti solo in costanza di un rapporto di lavoro, indipendentemente se a fruirne è il dipendente assunto a tempo indeterminato e/o determinato e/o part-time (verticale/orizzontale).

Hanno diritto ai permessi in parola la madre lavoratrice, o – in alternativa – il padre lavoratore entro e dopo i primi 3 anni di vita del bambino; i parenti o gli affini, entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, che assistono la persona disabile.

Nella legge 104/92, novellata dalla legge n. 183/2010 e dal D.Lvo 119/2011, sono stati eliminati i requisiti e i concetti di convivenza, della continuità e dell’esclusività.

Inoltre non è indicato che per fruire dei 3 gg. al mese l’interessato debba produrre a corredo della richiesta le autocertificazioni degli altri familiari nelle quali deve essere indicata l’impossibilità di assistere il disabile, e che queste eventuali loro motivazioni possano essere valutate dall’Amministrazione.

La novità, infatti, è l’introduzione del concetto di “referente unico” che si identifica con colui che beneficia dei permessi mensili per tutti i mesi di assistenza alla persona con handicap grave con esclusione, quindi, di altri eventuali soggetti (Ministero del lavoro, interpello del 17 giugno 2011, n. 24).

In base alla legge, quindi, viene individuato un unico referente per ciascun disabile, trattandosi del soggetto che assume “il ruolo e la connessa responsabilità di porsi quale punto di riferimento della gestione generale dell’intervento, assicurandone il coordinamento e curando la costante verifica della rispondenza ai bisogni dell’assistito”(Consiglio di Stato – parere n. 5078 del 2008).

Pertanto, in quanto tu individuata referente unico potrai continuare a fruire dei permessi anche se non convivi più con tuo fratello ovvero non sei più nel suo nucleo familiare.

Non ti sarà invece possibile fruire del congedo biennale per il quale, invece, il requisito della convivenza è prerogativa fondamentale per il beneficio in questione.

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