Se perdiamo il concetto di collegialità riferito soprattutto al collegio dei docenti e a quello del consiglio di classe, si penserà sempre che la prassi che vige nelle scuole in sede di scrutinio sia la regola

Marco – Seguendo le vostre istruzioni, ho cercato tra gli argomenti del blog quello che mi riguardava, ma non ho trovato la risposta che cercavo. Provo a fare la richiesta direttamente a Lei. Insegno in una scuola secondaria di II grado Vorrei sapere quanto sia legittimo, da parte di un coordinatore, proporre un voto di condotta su alcuni alunni, senza esplicitare le motivazioni del voto, adducendo a propria giustificazione il diritto a mantenere un carattere riservato alla vicenda (vicenda per altro che per le sue dinamiche  e persone coinvolte ha riguardato solo alunni della stessa classe).  Personalmente mi sento in imbarazzo a votare una proposta sulle cui motivazioni non ho alcuna possibilità di formarmi una opinione, ma mi è stato risposto che esiste un diritto alla privacy che va comunque rispettato. Stante il fatto che i membri del cdc sono sempre tenuti al riserbo, vorrei capire quanto sia legittimo questo atteggiamento e se esistono precise norme di legge che giustifichino questa modalità di attribuzione di un voto di condotta. Cordiali saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissimo Marco,

si premette che la griglia di valutazione del voto di condotta da attribuire in sede di scrutinio deve essere stata deliberata in sede di Collegio dei docenti.

Il D.P.R. 275 del’8 marzo 1999 e il D.P.R. 122 del 22 giugno 2009 (art. 4 comma 1) prevedono che le istituzioni scolastiche individuano inoltre le modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale.

Inoltre è stabilito che “le modalità e i criteri” di valutazione da deliberare da parte del Collegio alla garanzia dell’”omogeneità, equità e trasparenza della valutazione, nel rispetto del principio della libertà di insegnamento” .

Pertanto la libertà di insegnamento si deve sempre inquadrare nell’ambito delle modalità e dei criteri di valutazione stabiliti dal Collegio dei docenti che garantisce l’omogeneità, l’equità e la trasparenza della valutazione.

A ciò aggiungiamo che l’art 79 del  R.D 653 del 5 maggio 1925, ancora in vigore, dispone che “I voti si assegnano, su proposta dei singoli professori,in base ad un giudizio brevemente motivato desunto da un congruo numero di interrogazioni e di esercizi scritti, grafici o pratici, fatti in casa o a scuola,corretti e classificati durante il trimestre o durante l’ultimo periodo delle lezioni.
Se non siavi dissenso, i voti in tal modo proposti si intendono approvati; altrimenti e deliberazioni sono adottate a maggioranza e, in caso di parità, prevale il voto del presidente”.

L’art 78 prevedeva invece che il voto di condotta è unico e si assegna, su proposta del professore che nella classe ha un più lungo orario di insegnamento….

Tale art. non più applicabile è rimasto comunque nella prassi per cui dal momento appunto che è unico viene proposto dal coordinatore di classe.

Venendo dunque al quesito il comportamento del coordinatore di classe è illegittimo per una serie di motivi: il primo è che tutti i voti, compreso quello della condotta, è solo “proposto” e non è quindi “deciso” a prescindere da chi lo propone; il secondo è che il voto di condotta essendo “unico” non può essere non condiviso da tutti gli altri docenti; il terzo è che non può esistere un carattere “riservato” sul voto in quanto il consiglio di classe opera come collegio perfetto e non individualmente, pertanto chi proporne il voto ha il dovere di giustificare la proposta in modo che gli altri componenti possano decidere se condividerla o meno. L’ultimo motivo, che racchiude quanto detto, è che il voto deve essere assegnato in base ad una griglia stabilita collegialmente. Alla fine, se vi è dissenso vince la maggioranza.

In ultimo si deve precisare che il coordinatore di classe o il dirigente che presiede la seduta non ha nessuna esclusiva sull’attribuzione del voto di condotta come d’altro canto non la hanno sui voti di tutte le discipline.

Fin quando non si capisce il ruolo della “collegialità” e non si fa valere in sede di scrutinio ci sarà sempre qualcuno che dirà “non è possibile che decide sempre il dirigente” o “il collega più anziano” o il “coordinatore”.

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