Diritto ai permessi 104/92 per il cognato disabile anche se si è separati dalla propria moglie

Scuola – Un dipendente separato legalmente puo’ usufruire dei benefici della legge 104/92 art. 3 comma 3 ( n. 03 permessi giornalieri al mese) per il fratello della moglie da cui risulta separato a seguito di sentenza del tribunale?

Paolo Pizzo – Gentile scuola,

Il testo vigente della legge 104/92 dopo le modifiche introdotte dalla L. 53/2000, dal D.Lgs 151/2001, dalla L. 183 del 4.11.2010 (art. 24) e dal d.lgs. n. 119/2011 recita: “A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa. Il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità.”

Il cognato è affine di II grado.

Per la particolarità del quesito giova ricordare che la separazione legale (giudiziale o consensuale) non pone fine al rapporto coniugale e di conseguenza si mantiene lo status giuridico di “coniuge” (permane per esempio il divieto di contrarre nuove nozze). Solo il divorzio determina lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili.

Si ricorda anche un’Ordinanza del 6 aprile 2004 disposta dal Tribunale di Roma che ha precisato: “La possibilità prevista dall’art. 33 L. n. 104/92 di fruire di tre giorni di permesso mensile per assistere il parente o affine portatore di handicap, si estende, in presenza delle condizioni richieste, anche al coniuge non convivente, ancorché separato giudizialmente. Difatti, in tali casi permane, pur se attenuato, l’obbligo di reciproca assistenza morale e materiale di cui all’art. 143 c.c. (nella fattispecie il giudice ha riconosciuto il diritto della ricorrente a godere di tre giorni lavorativi di permesso mensili).”

L’ordinanza poi precisa ulteriormente che è condizione necessaria e sufficiente per aver diritto al beneficio che il lavoratore richiedente sia di fatto l’unico ad assistere il parente o affine, essendo del tutto irrilevanti i motivi (fisici, lavorativi o in ipotesi anche solo egoistici), per cui altri non lo sostituiscano o lo coadiuvino.

Poi abbiamo anche una casistica su un argomento però più complesso che riguarda se anche la pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio determini o meno la caducazione del vincolo di affinità:

La Cassazione, con sentenza del 7 giugno 1978 n. 2828, ha affermato che la pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio non determina la caducazione del vincolo di affinità fra un coniuge ed i parenti dell’altro coniuge.

Di parere opposto è stata invece la sentenza del tribunale di Grosseto (2003 n 2,7) dichiarando che la cessazione degli effetti civili del matrimonio determina la caducazione del vincolo di affinità fra un coniuge ed i parenti dell’altro coniuge

Ma questo è un argomento diverso.

In conclusione visto che vi trovate di fronte un dipendente che per il momento è “solo” separato e quindi si trova giuridicamente ancora coniugato, non ci sono molti dubbi sul fatto che possa fruire dei 3 gg di permesso per il cognato il quale è ancora a tutti gli effetti affine di II grado, atteso che l’art. 78 del codice civile dispone che l’affinità è il vincolo tra un coniuge ed i parenti dell’altro coniuge.

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