Scrutini e valutazione allievo: Bisogna fare la media dello scritto più quella dell’orale e poi dividere per due, oppure la somma di tutti i voti, scritti e orali, divisi per il numero delle verifiche?

Roberta – In procinto di affrontare gli scrutini, anche quest’anno si pone il solito interrogativo: da quale media partire? Esistono regole precise, inequivocabili e, soprattutto, non contestabili?  Bisogna fare la media dello scritto più quella dell’orale e poi dividere per due, oppure la somma di tutti i voti, scritti e orali, divisi per il numero delle verifiche. ? Grazie?


Paolo Pizzo – Gentilissima Roberta,

la valutazione è espressione dell’autonomia professionale propria della funzione docente, nella sua dimensione sia individuale che collegiale.

L’art. 4/4 del DPR 275/99 indica che nell’esercizio dell’autonomia didattica le istituzioni scolastiche “individuano le modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale”;

L’art. 13/3 dell’O.M. n. 90/2001 stabilisce qual è l’organo collegiale preposto ad occuparsi in materia di valutazione all’interno dell’istituzione scolastica: “Il collegio dei docenti determina i criteri da seguire per lo svolgimento degli scrutini al fine di assicurare omogeneità nelle decisioni di competenza dei singoli consigli di classe”.

Inoltre il docente fa parte di un consiglio di classe il quale nella sua dimensione collegiale è l’unico organo competente per l’attribuzione dei singoli voti o per la delibera all’ammissione  alla classe successiva o agli esami.

L’art. 79 del R.D. 653/1925 tuttora in vigore infatti prescrive che “I voti si assegnano, su proposta dei singoli professori, in base ad un giudizio brevemente motivato desunto da un congruo numero di interrogazioni e di esercizi scritti, grafici o pratici fatti in casa o a scuola, corretti e classificati durante il trimestre o durante l’ultimo periodo delle lezioni ”.

In buona sostanza il docente è tenuto a dare motivazione della sua proposta di voto in base anche ai criteri valutativi indicati dal Collegio dei docenti, poi tale proposta viene ratificata dal consiglio.

Il docente propone un voto intero in decimi  a supporto del quale dovrebbe esserci sempre un giudizio brevemente motivato: Il docente può stilare un giudizio brevemente motivato per ogni allievo corrispondente alla sua proposta di voto numerico, oppure crocettando le aggettivazioni riferite alla conoscenza, comprensione, applicazione, analisi e sintesi o ad altre aggettivazioni presenti nel registro personale.

Tali criteri sono rimessi ad ogni istituzione scolastica, in base all’autonomia, la quale può deliberare anche per questo aspetto modalità comuni per tutti i docenti.

Un altro aspetto importante che si pone ogni volta è relativo alla quantità delle verifiche da somministrare durante un anno scolastico: anche questo deve essere stabilito in sede di collegio docenti per uniformare tutti i consigli di classe.

Nel caso in cui il numero minimo di prove non rientrasse nelle decisioni assunte collegialmente, il docente dovrebbe somministrare almeno tre prove scritte e tre prove orali per ogni trimestre/quadrimestre.

La giurisprudenza e il contenzioso si pongono ormai su tale limite. Segnalo  a questo proposito una sentenza del Tar Piemonte (sezione II, 24/07/2008) che accoglieva un ricorso presentato dai genitori di un allievo per “la violazione di legge in merito alla nozione di congruo numero di prove”.

Richiamato in linea di massima il quadro normativo in cui ci muoviamo, la valutazione di un allievo non può dipendere solo da una media aritmetica delle verifiche. Se si facesse questo si farebbe a mio avviso solo una valutazione per sommatoria, senza distinguere la valutazione delle singole verifiche da quella poi complessiva di fine anno che comunque si traduce con un voto in decimi.

Un conto quindi è la mera misurazione delle prove oggettive e soggettive somministrate, per la valutazione delle quali tutti i docenti fanno riferimento ad una tabella (di solito comune a tutti i docenti della stessa disciplina) in cui vi è una corrispondenza tra il voto, le percentuali e i descrittori (per es. in una prova oggettiva la percentuale di 60-69 % dà il voto 6). Per questo aspetto sarebbe bene una condivisione da parte di tutti gli insegnanti di prove (oggettive di profitto e aperte) uguali e molto simili per il medesimo livello di scolarità e i relativi criteri di giudizio e valutazione.

Un altro aspetto è invece quello di prendere in considerazione altri elementi quali il punto di partenza del singolo allievo,  la partecipazione alle attività, i progressi avuti dal I a l II quadrimestre ecc.

Il mio parere è quindi quello di evitare assolutamente una media aritmetica delle prove oggettive e far quindi riferimento ad una valutazione “complessiva” dell’allievo per la quale possono essere utili tutti gli elementi.

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