Permessi legge 104/92: è legittimo che il Dirigente richieda la rinuncia all’assistenza da parte degli altri familiari?

Emanuela – insegnante di ruolo da 30 anni nella secondaria. Mia sorella affetta da malattia invalidante al 100/100 si vede riconosciute le agevolazioni della legge 104. Il marito convivente, pensionato, con genitori molto anziani e bisognosi di assistenza, non può provvedere pienamente all’assistenza di mia sorella, quindi rinuncia al permesso dei 3 gg al mese per lasciare a me la possibilità di assistere mia sorella, soprattutto durante le terapie “chemioterapia”. Il dirigente chiede una dichiarazione di rinuncia da parte di mio cognato; chiedo cosa esattamente e necessariamente deve scrive in tale modulo il marito di mia sorella. Grazie e cordiali saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissima Emanuela,

nella legge 104/92, novellata dalla legge n. 183/2010 e dal D.Lvo 119/2011, non è indicato che per fruire dei 3 gg. al mese l’interessato debba produrre a corredo della richiesta le autocertificazioni degli altri familiari nelle quali deve essere indicata l’impossibilità di assistere il disabile, e che queste eventuali loro motivazioni possano essere valutate dall’Amministrazione.

Inoltre la nuova legge introduce il concetto di “referente unico” che si identifica con colui che beneficia dei permessi mensili per tutti i mesi di assistenza alla persona con handicap grave con esclusione, quindi, di altri eventuali soggetti (Ministero del lavoro, interpello del 17 giugno 2011, n. 24).

In base alla legge, quindi, viene individuato un unico referente per ciascun disabile, trattandosi del soggetto che assume “il ruolo e la connessa responsabilità di porsi quale punto di riferimento della gestione generale dell’intervento, assicurandone il coordinamento e curando la costante verifica della rispondenza ai bisogni dell’assistito”(Consiglio di Stato – parere n. 5078 del 2008).

In base a diverse sentenze della Corte di Cassazione e del Consiglio di Stato sull’argomento, l’INPS nella Circolare n. 90/2007, modificando un suo precedente orientamento, dispone chiaramente che per poter fruire dei permessi:

  • a nulla rilevi che nell’ambito del nucleo familiare della persona con disabilità in situazione di gravità si trovino conviventi familiari non lavoratori idonei a fornire l’aiuto necessario ;
  • che la persona con disabilità in situazione di gravità – ovvero il suo amministratore di sostegno ovvero il suo tutore legale – possa liberamente effettuare la scelta su chi, all’interno della stessa famiglia, debba prestare l’assistenza prevista dai termini di legge.

Giova in ultimo ricordare che le uniche deroghe su tale legge sono previste per la scuola solo nei CCNI della mobilità e delle assegnazioni annuali, ma non per poter fruire dei permessi. Per questi ultimi, quindi, bisogna attenersi solo a quello che indica la legge.

Pertanto il Dirigente non può richiederti altro se non:

  • certificazione ASL dalla quale risulti che il familiare assistito si trovi in situazione di handicap grave ai sensi dell’art. 3, 3° comma, della L. 104/92;
  • dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà dalla quale risulti che il familiare disabile non è ricoverato a tempo pieno;
  • dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà dalla quale risulti che il lavoratore sia l’unico componente della famiglia, che assiste il familiare disabile;
  • dichiarazione che sostituisce la certificazione (autocertificazione), da rinnovare annualmente, circa l’esistenza in vita del familiare disabile per l’assistenza del quale sono stati concessi i previsti benefici;
  • dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, da rinnovare annualmente, che da parte della A.S.L. non si è proceduto a rettifica o non è stato modificato il giudizio sulla gravità dell’handicap.

Inoltre, a corredo dell’istanza, l’interessato deve presentare dichiarazione sottoscritta di responsabilità e consapevolezza dalla quale risulti che:

  •  il dipendente presta assistenza nei confronti del disabile per il quale sono chieste le agevolazioni ovvero il dipendente necessita delle agevolazioni per le necessità legate alla propria situazione di disabilità;
  •  il dipendente è consapevole che le agevolazioni sono uno strumento di assistenza del disabile e, pertanto, il riconoscimento delle agevolazioni stesse comporta la conferma dell’impegno – morale oltre che giuridico – a prestare effettivamente la propria opera di assistenza;
  •  il dipendente è consapevole che la possibilità di fruire delle agevolazioni comporta un onere per l’amministrazione e un impegno di spesa pubblica che lo Stato e la collettività sopportano solo per l’effettiva tutela dei disabile;
  •  il dipendente si impegna a comunicare tempestivamente ogni variazione della situazione di fatto e di diritto da cui consegua la perdita della legittimazione alle agevolazioni.

Ogni altra richiesta è illegittima.

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