Adozione internazionale nel caso anche di maternità preadottiva

Antonio  – mia moglie  insegnante a T.I dovendo fare una adozione internazionale vorrei sapere quanto congedo di maternità preadottiva retribuita  ci spetta , gentilmente indicare i riferimenti normativi. Nel ringraziarla anticipatamente per la debita  considerazione che vorrete riservare alla presente colgo l’occasione di salutarla resto in attesa di un vostro cortese cenno di riscontro .

Paolo Pizzo – Gentilissimo Antonio,

Per effetto dell’art. 2, commi 452 e 453, legge Finanziaria per il 2008, gli artt. 26 e 27 del  D. Lgs. n. 151/2001 sono stati, rispettivamente, sostituito e abrogato.

Ti riporta di seguito il testo dell’art. 26 del T.U. novellato:

 “1. Il congedo di maternità come regolato dal presente Capo spetta, per un periodo massimo di cinque mesi, anche alle lavoratrici che abbiano adottato un minore.

  1. In caso di adozione nazionale, il congedo dev’essere fruito durante i primi cinque mesi successivi all’effettivo ingresso del minore nella famiglia della lavoratrice.
  2. In caso di adozione internazionale, il congedo può essere fruito prima dell’ingresso del minore in Italia, durante il periodo di permanenza all’estero richiesto per l’incontro con il minore e gli adempimenti relativi alla procedura  adottiva. Ferma restando la durata complessiva del congedo, questo può essere fruito entro i cinque mesi successivi all’ingresso del minore in Italia.
  3. La lavoratrice che, per il periodo di permanenza all’estero di cui al comma 3, non richieda o richieda solo in parte il congedo di maternità, può fruire di un congedo non retribuito, senza diritto ad indennità.
  4. L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del periodo di permanenza all’estero della lavoratrice.
  5. Nel caso di affidamento di minore, il congedo può essere fruito entro cinque mesi dall’affidamento, per un periodo massimo di tre mesi”.

Pertanto analogamente a quanto previsto in caso di adozione nazionale, la lavoratrice che adotta un minore straniero (ai sensi della legge n. 184/1983, e successive modificazioni, artt. 29 e ss.) ha diritto  all’astensione dal lavoro per un periodo pari a cinque mesi a prescindere dall’età del minore all’atto dell’adozione; il diritto spetta per l’intero periodo anche nel caso in cui, durante il congedo, il minore raggiunga la maggiore età.

Il  congedo  può  essere  fruito  nei  cinque  mesi  successivi  all’ingresso  del  minore  in  Italia risultante   dall’autorizzazione  rilasciata,  a  tal  fine,  dalla  Commissione  per  le  adozioni internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (art. 32, legge n. 184/1983).

A tale periodo di congedo si aggiunge il giorno di ingresso in Italia del minore cosicché, anche nella  fattispecie, il periodo massimo complessivamente spettante è pari a cinque mesi ed un giorno.

Ferma restando la durata massima del periodo di astensione (cinque mesi ed un giorno), il congedo può essere fruito, anche parzialmente, prima dell’ingresso in Italia del minore, per consentire alla lavoratrice la permanenza all’estero finalizzata all’incontro con il minore ed agli adempimenti relativi alla procedura adottiva.

Tale periodo di congedo può essere fruito anche in modo frazionato. Il congedo non fruito antecedentemente  all’ingresso  del  minore  in  Italia  è  fruito,  anche  frazionatamente,  entro  i cinque mesi dal giorno successivo all’ingresso medesimo.

La lavoratrice che per il periodo di permanenza all’estero non richieda o richieda solo in parte il congedo  di  maternità,  può  comunque  avvalersi  di  periodi  di  congedo  non  indennizzati  né retribuiti. Il godimento di tali periodi non è di interesse per l’Istituto.

I periodi di permanenza all’estero correlati alla procedura adottiva sono certificati dall’Ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione; pertanto, la domanda di  indennità a titolo di congedo di maternità, relativamente ai suddetti periodi, dovrà essere corredata della suddetta certificazione. In mancanza, la domanda stessa potrà essere liquidata subordinatamente alla regolarizzazione mediante esibizione della documentazione richiesta.

Tali istruzioni trovano applicazione anche laddove, al momento dell’ingresso del minore in Italia, lo stesso si trovi in affidamento preadottivo.

Tali  sono  le  ipotesi  in  cui  l’adozione  debba  essere  pronunciata  dal  Tribunale  italiano successivamente  all’ingresso  del  minore  in  Italia  ai  sensi  dell’art.  35,  comma  4,  Legge n.184/1983.

In caso di revoca dell’affidamento preadottivo pronunciata dal Tribunale, il diritto al congedo ed  alla  relativa  indennità  cessano  dal  giorno  successivo;  di  tale  circostanza  la  lavoratrice interessata dovrà darne opportuna e tempestiva comunicazione all’Istituto.

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