Indennità di maternità tra interdizione e congedo obbligatorio

Ivania – Gentili consulenti, volevo porre alla Vs. cortese attenzione un quesito relazionato alla maternità. Mi trovo attualmente, a decorrere dal 29 maggio, in interdizione anticipata per gravi complicanze nella gestazione e percepisco un’ indennità di maternità fuori nomina in quanto fuori da copertura contrattuale. Il rapporto di lavoro terminava, difatti, il giorno precedente all’inizio dell’interdizione, la quale a sua volta terminerà il 13/11/2015, due mesi prima della data presunta del parto. Mi chiedo se il passaggio da interdizione anticipata ad astensione obbligatoria, che ha durata 5 mesi, avvenga in maniera “automatica”, senza cioè dover fare qualcosa dal punto di vista amministrativo. Vi chiedo ciò perchè la scuola sostiene che affinché continui la retribuzione dell’indennità nel periodo di astensione obbligatoria, io dovrei stipulare un altro contratto di lavoro, magari presso altra istituzione scolastica. A ragione di ciò, nel documento che comunica l’indennità, è scritto: “collocata in astensione obbligatoria per gravidanza e puerperio dal 28/05/2015 al 13/11/ 2015”, escludendo, dunque, il periodo immediatamente antecedente e successivo alla gravidanza. Vi sarei grata, infine, se mi deste il riferimento normativo inerente al caso in questione. In attesa di un vostro gentile riscontro, ringrazio per l’attenzione.

Paolo Pizzo – Gentilissima Ivania,

ai sensi dell’art. 24 del T.U. 151/01 le lavoratrici gestanti che si trovino, all’inizio del periodo di congedo di maternità, sospese, assenti dal lavoro senza retribuzione, ovvero, disoccupate, sono ammesse al godimento dell’indennità giornaliera di maternità purché tra l’inizio della sospensione, dell’assenza o della disoccupazione e quello di detto periodo non siano decorsi più di sessanta giorni.

Ai fini del computo dei predetti sessanta giorni, non si tiene conto delle assenze dovute a malattia o ad infortunio sul lavoro, accertate e riconosciute dagli enti gestori delle relative assicurazioni sociali, né del periodo di congedo parentale o di congedo per la malattia del figlio fruito per una precedente maternità, nè del periodo di assenza fruito per accudire minori in affidamento, né del periodo di mancata prestazione lavorativa prevista dal contratto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale

Il Consiglio di Stato con il parere n. 460/2003 ha disposto che nei casi previsti dall’ art. 17, comma 2, lettera a)  del Testo Unico sulla maternità (gravi complicanze della gravidanza), il prolungamento dell’interdizione anticipata e della conseguente indennità economica potrà essere concesso anche in comprovata carenza di un sottostante rapporto di lavoro.

In via generale quindi il personale docente, educativo o ATA che si trovi, all’inizio del periodo di congedo per maternità, sospeso, assente dal lavoro senza retribuzione ovvero disoccupato, è ammesso al godimento dell’indennità giornaliera di maternità, purché tra l’inizio della sospensione, assenza o disoccupazione e quello di detto periodo non siano decorsi più di 60 giorni.

È oggi ormai chiaro per “congedo di maternità” si intende anche il periodo di interdizione dal lavoro per gravi complicanze.

Pertanto non ci sono dubbi che il docente collocato in indennità di maternità fuori nomina durante il periodo di interdizione, lo continuerà ad essere rinnovando di volta in volta la certificazione del ginecologo e la procedura presso l’ASL, fino a quando non entrerà in congedo di maternità obbligatoria. Tale indennità deve essere poi riconosciuta anche durante il periodo di astensione obbligatoria in quanto il congedo non è ancora terminato.

Per tutto il periodo dovrà quindi essere riconosciuta l’indennità fuori nomina (fino al termine del periodo obbligatorio) a meno che in questo arco di tempo non si avrà una nuova nomina (in questo caso l’indennità fuori nomina verrà sostituita dal normale stipendio ovvero dall’indennità di maternità in costanza di nomina).

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