Permessi legge 104/92. Presenza di altri familiari. Chiarimenti per la scuola

Scuola – siamo a porVi il seguente quesito in merito alla fruizione dei permessi lavorativi Legge 104/1992. Abbiamo una docente X in servizio presso il ns/istituto Comprensivo che chiede di beneficiare dei 3 gg. mensili per assistere il padre (sussistono le condizioni di cui all’ART. 3 comma 3). Il padre è sposato e il coniuge ha un’età di 63 anni ed è in assenza di patologie invalidanti. A nostro avviso può beneficiare dei permessi il coniuge essendo autosufficiente e non la figlia,  però vorremmo un Vs. parere perché la docente X sostiene il contrario. Ringraziandovi anticipatamente per la cortese risposta porgiamo cordiali saluti.

Paolo Pizzo – Gentile scuola,

se parliamo della fruizione dei 3 gg. al mese la docente ha ragione. Diversa sarebbe invece la questione del congedo biennale retribuito.

Per ciò che infatti riguarda la legge 104/92 e successive modificazioni, in riferimento ai 3 gg. al mese, è stato introdotto il concetto di “referente unico” che si identifica con colui che beneficia dei permessi mensili per tutti i mesi di assistenza alla persona con handicap grave con esclusione, quindi, di altri eventuali soggetti (Ministero del lavoro, interpello del 17 giugno 2011, n. 24).

In base alla legge, quindi, viene individuato un unico referente per ciascun disabile, trattandosi del soggetto che assume “il ruolo e la connessa responsabilità di porsi quale punto di riferimento della gestione generale dell’intervento, assicurandone il coordinamento e curando la costante verifica della rispondenza ai bisogni dell’assistito”(Consiglio di Stato – parere n. 5078 del 2008).

Si segnala come né nella legge, né nelle circolari esplicative è indicato uno “scorrimento” di parentela oppure la necessità di motivare la ragione per cui gli altri parenti non possano assistere il disabile.

A tal proposito si richiama il parere n. 13/2008 del Dipartimento della Funzione Pubblica:

“si ritiene che la circostanza che tra i parenti del disabile vi siano altri soggetti che possono prestare assistenza non esclude la fruizione dell’agevolazione da parte del lavoratore se questi non chiedono o fruiscono dei permessi (eventualmente perché non impiegati). In tale ottica si menziona l’orientamento della Corte di Cassazione, sez. lav., nella decisione 20 luglio 2004, n. 13481: ”Si deve concludere che né la lettera, né la ratio della legge escludono il diritto ai permessi retribuiti in caso di presenza in famiglia di persona che possa provvedere all’assistenza”.

E la circolare INPS n. 90/2007 nella quale si afferma che in base agli orientamenti giurisprudenziali (Corte costituzionale e Consiglio di Stato) in merito alla concessione dei benefici previsti dai commi 2 e 3 dell’articolo 33 della legge n.104/92, questi, fra gli altri, sono i criteri:

  • che a nulla rilevi che nell’ambito del nucleo familiare della persona con disabilità in situazione di gravità si trovino conviventi familiari non lavoratori idonei a fornire l’aiuto necessario;
  • che la persona con disabilità in situazione di gravità  – ovvero il suo amministratore di sostegno ovvero il suo tutore legale – possa liberamente effettuare la scelta su chi, all’interno della stessa famiglia, debba prestare l’assistenza prevista dai termini di legge.

Altra cosa invece, come dicevo in premessa, quando si tratta della concessione del congedo biennale. Qui esistono dei criteri più rigidi che sono stati stabiliti dalla legge.

A tal proposito Vi invito a leggere questo articolo.

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