Spostare un allievo nella classe in cui insegna lo zio. Chiarimenti per il Dirigente scolastico

Dirigente scolastico  – avrei bisogno di un chiarimento normativo riguardo il seguente quesito: “Una coppia di genitori ha chiesto lo spostamento della propria figlia iscritta alla classe prima della scuola secondaria di primo grado, da una sezione ad un’altra dello stesso plesso (si tratta di un plesso con due sole sezioni in un comune con un solo plesso). Nella sezione dove i genitori chiedono il nuovo inserimento dell’alunna tra i docenti c’è un parente di primo grado (zio).” Da quanto mi risulta non esiste alcun vincolo normativo a questo proposito, a parte ovviamente una procedura specifica nel corso dell’esame di stato di classe terza. Vi chiedo cortesemente se esiste una legislazione più chiara a tal proposito ed in particolare se vi sono impedimenti normativi nell’inserimento di una alunna in una classe di scuola secondaria di primo grado ove uno dei docenti sia un parente di primo grado. Certo di ricevere una vostra cortese risposta vi saluti cordialmente e vi ringrazio in anticipo per pa vostra professionalità e disponibilità.

Paolo Pizzo – Gentile Dirigente,

ai sensi dell’art 7 del DPR 16 aprile 2013, n. 62 , Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il  dipendente  si  astiene  dal  partecipare  all’adozione  di decisioni o ad attività che possano coinvolgere  interessi  propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge  o di conviventi, oppure di persone  con  le  quali  abbia  rapporti  di frequentazione abituale […] Il dipendente  si  astiene  in  ogni  altro  caso  in  cui esistano gravi ragioni  di  convenienza. Sull’astensione  decide  il responsabile dell’ufficio di appartenenza.

Dal momento che lo zio è un parente di terzo grado (nel quesito c’è un errore di digitazione), in teoria il caso non rientrerebbe dall’astensione di cui all’art. citato (astensione che nella scuola si tradurrebbe nel divieto di valutazione o di partecipare a decisioni collegiali che riguardano gli allievi, negli scrutini e per gli esami), ma sarebbe comunque opportuno che il Dirigente, a cui compete decidere sulla suddetta astensione, valuti anche in questo caso sull’altro aspetto dell’astensione che non riguarda solo i parenti o gli affini, ma anche tutti gli altri casi in cui esistano “gravi ragioni di convenienza”.

Detto questo, più che quindi un divieto bisognerebbe comunque seguire a mio avviso una buona regola che dovrebbe essere quella di evitare, laddove possibile, situazioni che possono poi creare eventuali incompatibilità. Il dirigente, sempre si sensi del DPR citato (art 13/4) assume atteggiamenti leali e trasparenti  e  adotta un comportamento esemplare e imparziale nei rapporti con i  colleghi, i  collaboratori  e  i  destinatari  dell’azione  amministrativa.

Il consiglio è quindi quello di evitare di spostare l’allievo con le motivazioni fin qui enunciate, a meno  che alla base non ci siano dei motivi (da enunciare eventualmente nel provvedimento) per cui non è possibile fare altrimenti.

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