Visita specialistica: è il dipendente che sceglie a che titolo imputare l’assenza

Alina  – ieri ho fatto una visita specialistica, in una struttura a 40 km dalla mia abitazione, alle ore 14 avendo preso un giorno di permesso . Oggi mi è stata rifiutata la giustifica, con orario dalle 14 alle 15, poiché avrei dovuto chiedere un permesso orario (con 5 ore di lavoro potevo prendere 2,5 ore di permesso breve). Non avevo scelto questa opzione poiché dovendo prendere treno e altri mezzi avevo paura di non arrivare in tempo. E’ corretto, dunque, chiedermi di prendere un giorno per motivi familiari e rifiutare l’attestazione della visita effettuata? Distinti  saluti.

Paolo Pizzo – gentilissima Alina,

non è corretto.

Con sentenza del 25 febbraio 2015 n. 5714, il TAR del Lazio ha annullato la circolare della FP nella parte in cui questa stabilisce l’obbligatorietà del ricorso al permesso per i dipendenti pubblici che dovessero assentarsi dal lavoro per sottoporsi a visite specialistiche, terapie o esami diagnostici.

La sentenza precisa che l’utilizzo della parola “permesso”, invece della espressione “assenza” nasce dall’esigenza di regolare la mancata prestazione lavorativa per visita medica tramite gli istituti contrattualmente previsti per giustificare un’assenza diversa dalla malattia. E che né la nuova norma né la circolare della FP hanno inteso eliminare l’assenza per malattia conclamata come assenza giustificata e certificabile secondo le ordinarie modalità.

Inoltre, affermano i giudici, se per le esigenze di visita medica si imponesse l’utilizzo immediato dei permessi per motivi personali previsti dal CCNL, si avrebbe uno sconvolgimento dell’organizzazione del lavoro e della vita personale del dipendente, che ben potrebbe aver già usufruito di tali forme di giustificazione di assenza, confidando di poter avvalersi dell’ulteriore modalità di “assenza per malattia” prima prevista dalla conformazione della richiamata norma e dal contratto nazionale applicabile o, viceversa, non potrebbe più avvalersi di tali “permessi” per “documentati motivi personali”diversi dallo svolgimento di terapie, visite e quant’altro.

La scuola non potrà quindi imporre al dipendente il ricorso ai permessi orari o ai permessi per motivi personali per tali assenze, data la natura di questi permessi che devono appunto essere utilizzati per altri scopi, a meno che non sia il dipendente stesso a ricorrervi (rimane infatti la facoltà per il dipendente di giustificare l’assenza per visita specialistica ricorrendo al permesso per motivi familiari (art. 15/2) o al permesso breve (art. 16).

Pertanto nelle more della rivisitazione della disciplina e della eventuale ricezione di nuove istruzioni da parte del Dipartimento per la Funzione Pubblica, le assenze dal servizio per visite mediche,terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici debbano essere ricondotte esclusivamente alla disciplina normativa di cui all’art. 55 septies, comma 5 ter, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 che regola le assenze per malattia dei dipendenti pubblici per l’espletamento di tali prestazioni.

In sostanza rimane al momento intatta la facoltà per il dipendente della scuola di utilizzare l’istituto dell’assenza per malattia per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici.

Qualora quindi il dipendente intenda imputare l’assenza a malattia sarà sufficiente che la segreteria acquisisca la semplice attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura anche privati che le hanno effettuate, senza alcun ulteriore adempimento o formalità aggiuntive (la giustificazione, ad esempio, che le medesime potevano essere effettuate solo in orari coincidente con quello di lavoro).

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