Supplente ATA invalido: i criteri d’assegnazione ai plessi

Sergio – salve io sono un supplente collaboratore scolastico che ha avuto l’assegnazione fino a giugno 2016 iscritto in seconda fascia vorrei sapere per favore quali sono i miei diritti visto che sono un invalido civile con una invalidità al 100 per cento dato che nella scuola in cui lavoro trattasi di un istituto comprensivo con tre succursali e ogni tanto mi spostano da una succursale all’altra lo possono fare? in attesa di una vostra ambita risposta porgo i miei più cordiali saluti ha faccio notare che è la quarta volta che vi scrivo ma non ho mai ricevuto risposte ne all’indirizzo di e mail ne nelle newletter che ricevo puntualmente ogni giornodi Giovanni Calandrino – Gentile Sergio, il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo, sulle utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie, ribadisce (art. 4 e art. 15) la competenza del contratto di scuola a definire i criteri di assegnazione del personale alle varie sedi e/o plessi.

Inoltre, l’art. 6 comma 2 lett. h) e i) del Ccnl 2007stabilisce che sono materia di contrattazione integrativa di scuola le “modalità di utilizzazione del personale docente in rapporto al piano dell’offerta formativa e al piano delle attività e modalità di utilizzazione del personale Ata in relazione al relativo piano delle attività formulato dal Dsga, sentito il personale medesimo” e i “criteri riguardanti le assegnazioni del personale docente, educativo ed Ata alle sezioni staccate ai plessi e ai turni serali”. Pertanto l’assegnazione e l’utilizzazione del personale avviene sulla base dei criteri definiti dal contratto d’istituto, che naturalmente dovrà tenere conto di disponibilità o esigenze del personale.

Ovviamente occorre porre particolare attenzione al personale che fruisce della legge 104/92. La stessa legge nell’art. 33 commi 3 e 5 prevede che il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede.

E ancora il comma 6 ribadisce che la persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità [art. 3 comma 3 handicap grave] ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il suo consenso.

E pur vero inoltre che la sentenza n. 417/2012 del Tribunale di Perugia ha stabilito che il divieto di allontanamento dalla propria “sede” di servizio di cui all’art 33 comma 5 (assistenza al familiare) non sussiste se tale allontanamento è disposto nello stesso comune.

Pertanto a parere dello scrivente può essere spostato nei plessi all’interno del comune di titolarità.

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