Legge 104 convivenza e diniego del Dirigente

Antonella – sono un’insegnante di scuola primaria che avendo la mamma con problemi residente da qualche mese a casa mia, e riconosciuta tale anche dalla legge 104, ho chiesto al mio dirigente un congedo biennale relativo alla legge 104. Il dirigente me l’ha rifiutato perché ritiene che il genitore debba risiedere almeno da sei mesi nello stesso domicilio dell’interessato. Aspetto una delucidazione adeguata da parte vostra. Ringraziando anticipatamente la direzione, invio cordiali saluti.


Paolo Pizzo – Gentilissima Antonella,

La Circolare Dipartimento della Funzione Pubblica n. 1 del febbraio 2012 sulla questione afferma.

Il diritto al congedo è subordinato per tutti i soggetti legittimati, tranne che per i genitori, alla sussistenza della convivenza. Questo requisito è provato mediante la produzione di dichiarazioni sostitutive, rese ai sensi degli artt. 46 e 47 d.P.R. n. 445 del 2000, dalle quali risulti la concomitanza della residenza anagrafica e della convivenza, ossia della coabitazione (art. 4 del d.P.R. n. 223 del 1989). In linea con l’orientamento già espresso in precedenza, al fine di venire incontro all’esigenza di tutela delle persone disabili, il requisito della convivenza previsto nella norma si intende soddisfatto anche nel caso in cui la dimora abituale del dipendente e della persona in situazione di handicap grave siano nello stesso stabile (appartamenti distinti nell’ambito dello stesso numero civico) ma non nello stesso interno. Sempre al fine di agevolare l’assistenza della persona disabile, il requisito della convivenza potrà ritenersi soddisfatto anche nei casi in cui sia attestata, mediante la dovuta dichiarazione sostitutiva, la dimora temporanea, ossia l’iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all’art. 32 del d.P.R. n. 223 del 1989, pur risultando diversa la dimora abituale (residenza) del dipendente o del disabile. Le amministrazioni disporranno per gli usuali controlli al fine di verificare la veridicità delle dichiarazioni (art. 71 del citato d.P.R. n. 445 del 2000).

Né nella norma, né nelle altre circolari (almeno quelle da me conosciute) risulta che il requisito della convivenza purché sia valido debba esserci da almeno 6 mesi.

Ricordiamo che il dirigente nel momento in cui effettua il diniego questo non solo deve essere per iscritto ma deve riportarne le motivazioni. Nella motivazione dovrà quindi  indicare anche la norma a supporto del diniego.

Posted on by nella categoria Permessi e aspettative
Versione stampabile
ads ads