Assegnazioni: requisito della convivenza per assistenza al disabile

Emanuele  – nel sistema delle precedenze personale docente utilizzazioni e assegnazioni provvisorie, referente unico che ha l’esclusività, per “Convivenza con il soggetto disabile” beneficiario della legge 104/92 art.3 comma 3, si intende nello stesso Comune o più specificatamente nella stessa casa? Grazie.

Paolo Pizzo – Gentilissimo Emanuele,

la risposta è contenuta nel CCNI dei trasferimenti (a cui si rimanda nel caso in questione ) in cui è specificato che:

Si riconduce il concetto di convivenza a tutte le situazioni in cui sia il disabile che il soggetto che lo assiste abbiano la residenza nello stesso comune, riferita allo stesso indirizzo: stesso numero civico anche se interni diversi (Circolare Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 18 febbraio 2010, prot. 3884).

A mio avviso vale in questo caso anche ciò che specifica la circolare della F.P. 1/2012:

“il requisito della convivenza previsto nella norma si intende soddisfatto anche nel caso in cui la dimora abituale del dipendente e della persona in situazione di handicap grave siano nello stesso stabile (appartamenti distinti nell’ambito dello stesso numero civico) ma non nello stesso interno.

Sempre al fine di agevolare l’assistenza della persona disabile, il requisito della convivenza potrà ritenersi soddisfatto anche nei casi in cui sia attestata, mediante la dovuta dichiarazione sostitutiva, la dimora temporanea, ossia l’iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all’art. 32 del d.P.R. n. 223 del 1989, pur risultando diversa la dimora abituale (residenza) del dipendente o del disabile. Le amministrazioni disporranno per gli usuali controlli al fine di verificare la veridicità delle dichiarazioni (art. 71 del citato d.P.R. n. 445 del 2000)”.

Pertanto un’eccezione al concetto di “convivenza” è prevista per l’ipotesi in cui la dimora abituale non coincida con la dimora temporanea.

Ti ricordo inoltre che la convivenza col disabile non è il requisito per fruire della precedenza, ma solo quello di evitare eventuali autodichiarazioni di altri familiari dalle quali si evince la non possibilità di assistere il disabile per motivi esclusivamente oggettivi.

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