ATA: i tre giorni di permesso per assistenza comma 3 dell’art. 3 della L.104/92

 

Andrea – Salve a voi mi presento. Mi chiamo Andrea di anni 50, lavoro nel comparto scuola da quasi 11 anni, (personale ATA).

Sono possessore della legge 104/92 Art.33 Comma 3. Volevo spiegarle quello che mi sta capitando nella nuova scuola inerente alla legge 104/33:

“Nel prendere servizio in questa scuola, ho presentato la documentazione per avere i 3 gg al mese come ormai faccio da 8 anni, visto che sono l’unico figlio residente con mia madre considerata invalita secondo la legge 104.

Dal 1 settembre ad oggi 7 settembre, la preside della mia nuova scuola non mi ha detto ancora se posso prendere i 3 GG, ne tanto meno se la documentazione presentata e’ tutto okay”.

Ora volevo sapere da voi: se negli ultimi tempi e uscita qualche nuova circolare, che regola questa legge;

Oppure come mi devo muovermi in caso di mancata comunicazione da parte della scuola, visto che abbiamo preside sceriffo.

Distinti saluti

Sperando di avere info.

di Giovanni Calandrino – Gentile Andrea, i permessi retribuiti per handicap sono attribuiti solo al lavoratore che assiste un familiare a cui è stata riconosciuta la disabilità grave ovvero a condizione che l’handicap del familiare abbia la connotazione di gravità, come precisato al comma 3 dell’art. 3 della L.104/92.

La novità più rilevante rispetto al regime previgente è rappresentata dalla restrizione della categoria di famigliari che possono fruire dei permessi, poiché con la nuova norma si passa dal terzo al secondo grado di parentela, salvo la ricorrenza delle situazioni eccezionali dell’assenza, dell’età anagrafica o delle patologie. La legge ha però previsto un’eccezione per i casi in cui i genitori o il coniuge della persona da assistere abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti. In queste ipotesi, stimando eccessivamente onerosa o impossibile l’opera di assistenza a causa dell’età non più giovane o della patologia del famigliare, la legge prevede la possibilità di estendere la legittimazione alla titolarità dei permessi anche ai parenti e agli affini entro il terzo grado.

Chi sono i famigliari di I – II e III grado?

  • sono parenti di primo grado: genitori, figli naturali, adottati o affiliati;
  • sono parenti di secondo grado: nonni, fratelli, sorelle, nipoti (figli dei figli);
  • sono parenti di terzo grado: bisnonni, zii, nipoti (figli di fratelli e/o sorelle), pronipoti in linea retta.
  • sono affini di primo grado: suocero/a, nuora, genero, patrigno e matrigna, con figliastri;
  • sono affini di secondo grado: cognati (non sono affini il coniuge del cognato ovvero i cognati e le cognate di mia moglie; né sono affini tra loro i mariti di due sorelle);
  • sono affini di terzo grado: moglie dello zio, il marito della zia, la moglie del nipote e il marito della nipote.

Quindi nel caso in cui i genitori o il coniuge della persona da assistere abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti si può estendere la legittimazione dei permessi anche ai parenti e agli affini entro il terzo grado.

Quali sono le patologie invalidanti?

In riferimento all’art. 2, comma 1, let. d), del decreto interministeriale – Ministero per la solidarietà sociale, Ministero del lavoro e della previdenza sociale, Ministero per le pari opportunità 21 luglio 2000, n. 278 (Regolamento recante disposizioni di attuazione dell’articolo 4 della L.8 marzo 2000, n. 53, concernente congedi per eventi e cause particolari), che disciplina le ipotesi in cui è possibile accordare il congedo per gravi motivi di cui all’art. 4, comma 2, della l. n. 53 del 2000. Si definiscono patologie invalidanti:

  1. patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
  2. patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
  3. patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.

Pertanto solo in presenza di situazioni, certificate, la legge consente di allargare la cerchia dei famigliari legittimati a fruire dei permessi ex art. 33, comma 3, della l. n. 104 del 1992. Si può passare dal secondo al terzo grado di parentela anche nel caso di decesso o assenza del coniuge o del genitore della persona in situazione di handicap grave.

Il dirigente scolastico si deve limitare ad un controllo sulla correttezza formale della domanda, non avendo alcuna discrezionalità, ma dovendosi limitare soltanto alla mera verifica della sussistenza dei requisiti e delle condizioni prescritti dalla legge.

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