Aspettativa coniuge estero: vale anche se il lavoro non è statale

Luigi  – Buongiorno , sono un insegnante di ruolo di scuola media di 1° grado e mi sono sposato con la mia compagna – cittadina Americana – il 06 gennaio 2016 in Florida , USA . Ho fatto domanda al competente ufficio d’immigrazione Statunitense per ottenere la Green Card al fine di ricongiungermi a mia moglie in America ( sono in attesa di risposta ) e scrivo perché vorrei , gentilmente , sapere a quanto tempo , in totale, avrei , eventualmente,  diritto di assentarmi dal servizio in seguito ad aspettativa per ricongiungimento con coniuge all’estero , 1 anno ? 2 anni ? o cosa ..? L’unica cosa che mi sembra di aver capito è che il periodo di aspettativa non è retribuito e non è calcolato ai fini pensionistici , per il resto ho letto tante e diverse cose … Avrei , quindi bisogno di : – sapere  con esattezza il periodo di aspettativa che posso utilizzare – le leggi di riferimento da mostrare al mio Dirigente.  Tengo a precisare che mia moglie non è dipendente della pubblica amministrazione italiana . Lei  è cittadina USA che svolge un lavoro manageriale presso un’azienda informatica Statunitense della Florida . Rimango in attesa di una Vostra risposta .

Paolo Pizzo – Gentile Luigi,

l’aspettativa per ricongiungimento di coniuge all’estero viene richiesta ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 26.

Ti riporto gli articoli di interesse:

art. 1:  prevede che l’impiegato dello Stato, il cui coniuge presti servizio all’estero, può chiedere di essere collocato in aspettativa qualora l’amministrazione non ritenga di poterlo destinare a prestare servizio nella stessa località in cui si trova il coniuge, o qualora non sussistano i presupposti per un suo trasferimento nella località in questione.

art. 2: prevede che l’aspettativa può avere una durata corrispondente al periodo di tempo in cui permane la situazione che l’ha originata. Essa può essere revocata in qualunque momento per ragioni di servizio o in difetto di effettiva permanenza all’estero del dipendente in aspettativa. L’impiegato in aspettativa non ha diritto ad alcun assegno.

art. 3: prevede che il tempo trascorso in aspettativa non è computato ai fini della progressione di carriera, dell’attribuzione degli aumenti periodici di stipendio e del trattamento di quiescenza e previdenza.

art. 4: prevede che qualora l’aspettativa si protragga oltre un anno, l’amministrazione ha facoltà di utilizzare il posto corrispondente ai fini delle assunzioni. In tal caso, l’impiegato che cessa dall’aspettativa occupa – ove non vi siano vacanze disponibili – un posto in soprannumero da riassorbirsi al verificarsi della prima vacanza.

L’impiegato che cessa da tale posizione prende nel ruolo il posto di anzianità che gli spetta, dedotto il tempo passato in aspettativa.

Tale legge è stata integrata dalla Legge 25 giugno 1985, n. 333 la quale ha disposto che: “il dipendente statale, il cui coniuge presti servizio all’estero per conto di soggetti non statali, può chiedere il collocamento in aspettativa a norma della legge 11 febbraio 1980, n. 26”.

Pertanto, stando alla normativa citata, la durata dell’aspettativa è commisurata al tempo in cui il coniuge permane all’estero e che tale coniuge può svolgere anche un lavoro presso soggetti non statali.

In questo caso sarebbe opportuno che il dipendente nel momento in cui presenti la domanda alleghi anche la documentazione che comprova il lavoro svolto dal coniuge.

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