Flessibilità del congedo di maternità. Chiarimenti per la scuola

Scuola – Si chiede se una docente che ha chiesto di posticipare all’ottavo mese di gravidanza l’inizio dell’astensione obbligatoria, puo’ nel corso di questo mese chiedere dei giorni di congedo parentale 1-12 anni  per il  primo figlio oppure congedo malattia del bambino (primo figlio maggiore di tre anni ) senza perdere il diritto al posticipo dell’intero mese.

Paolo Pizzo – Gentile scuola,

Ai sensi dell’art. 20 del D.L.vo n. 151/2001 è consentita la flessibilità del congedo di maternità, istituto secondo il quale, ferma restando la durata complessiva del congedo di maternità, le lavoratrici possono posticipare l’astensione dal lavoro all’ultimo mese precedente la data presunta del parto ed estendere, quindi, il periodo di congedo post-partum da tre a quattro mesi, previa attestazione medica dalla quale emerga che tale scelta non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro:

Il posticipo può avvenire nel limite minimo di 1 giorno e fino a un massimo di 1 mese.

È possibile ricorrere alla flessibilità del congedo di maternità esclusivamente:

  • In assenza di condizioni patologiche che configurino situazioni di rischio per la salute della lavoratrice e/o del nascituro al momento della richiesta;
  • In assenza di un provvedimento di interdizione anticipata;

Quando vengono meno delle cause che abbiano in precedenza portato ad un provvedimento di interdizione anticipata nelle prime fasi di gravidanza;

In assenza di pregiudizio alla salute della lavoratrice e del nascituro derivante dalle mansioni svolte, dall’ambiente di lavoro e/o dall’articolazione dell’orario di lavoro previsto; nel caso venga rilevata una situazione pregiudizievole, alla lavoratrice non potrà comunque essere consentito, ai fini dell’esercizio dell’opzione, lo spostamento ad altre mansioni ovvero la modifica delle condizioni e dell’orario di lavoro.

In assenza di controindicazioni allo stato di gestazione riguardo alle modalità per il raggiungimento del posto di lavoro.

È obbligatoria l’attestazione sanitaria del ginecologo del SSN o con esso convenzionato nonché quella del medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro, ove la legislazione vigente preveda un obbligo di sorveglianza sanitaria.

Il periodo di flessibilità, quand’anche sia stata già accordato, può essere successivamente ridotto (ampliando quindi il periodo di astensione ante-parto inizialmente richiesto):

  • espressamente, su istanza della lavoratrice;
  • implicitamente, per fatti sopravvenuti.

Tale ultima ipotesi può verificarsi con l’insorgere di un periodo di malattia, in quanto ogni processo morboso in tale periodo comporta un “rischio per la salute della lavoratrice e/o del nascituro” e supera, di fatto, il giudizio medico precedentemente espresso nella certificazione del ginecologo ed, eventualmente, in quella del medico competente (Ministero del Lavoro, circolare n.43/2000).

In tutte queste ipotesi la flessibilità consisterà nel differimento al periodo successivo al parto, non del mese intero, ma di una frazione di esso e cioè delle giornate di congedo di maternità “ordinario” non godute prima della data presunta del parto, che sono state considerate oggetto di flessibilità (vale a dire quelle di effettiva prestazione di attività lavorativa nel periodo relativo, comprese le festività cadenti nello stesso).

Pertanto, una volta che alla docente è stata concessa la flessibilità è possibile ricorrere a tutti gli istituti giuridici previsti per i docenti in effettivo servizio.

Solo la malattia personale o altri istituti giuridici ritenuti un “rischio per la salute della lavoratrice e/o del nascituro” interromperebbero la flessibilità.

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