Permesso per motivi familiari: le richieste bizzarre della scuola

Docente – Buongiorno, avrei bisogno di un chiarimento sui permessi per motivi di famiglia art. 15 CCNL. Io e mio marito siamo entrambi dipendenti statali, nostro figlio deve essere operato, entrambi chiediamo ai nostri DSGA il  permesso retribuito  per il giorno dell’intervento. A mio marito glielo concedono solo su mia dichiarazione che non fruisco dello stesso giorno, può l’amministrazione chiedergli questa  dichiarazione? , i permessi familiari sono un diritto del lavoratore  non mi risulta  che sia in alternativa al coniuge. Grazie molte.

Paolo Pizzo – Gentilissima docente,

la richiesta della scuola è alquanto bizzarra e fuori da ogni contesto normativo.

Giova intanto ricordare che L’art. 15, comma 2 del CCNL comparto Scuola prevede che il personale docente, educativo ed ATA assunto a tempo indeterminato ha diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione.

Relativamente ai motivi che possono giustificare la richiesta del permesso da parte del dipendente, l’art. in questione fa riferimento sia alle esigenze personali che a quelle di famiglia del lavoratore.

Tali esigenze possono identificarsi con tutte quelle situazioni configurabili come meritevoli di apprezzamento e di tutela secondo il comune consenso, in quanto attengono comunque al benessere, allo sviluppo ed al progresso dell’impiegato inteso come membro di una famiglia o anche come persona singola (Corte dei Conti, sez. contr., 3 febbraio 1984, n.1415).

Pertanto, non deve necessariamente trattarsi di motivi o eventi gravi, ma piuttosto di situazioni o di interessi ritenuti dal dipendente di particolare rilievo che possono essere soddisfatti solo con la sua assenza dal lavoro.

La norma riconosce al lavoratore uno specifico diritto soggettivo alla fruizione dei permessi per motivi familiari o personali, senza in alcun modo prevedere, direttamente o indirettamente, alcuna possibilità del datore di lavoro pubblico di impedire, limitare o solo di ritardare l’esercizio di questo diritto, anche in presenza di particolari e rilevanti ragioni organizzative e funzionali.

Detto questo, ciò che richiede la scuola non è assolutamente previsto dal Contratto e quindi risulta bizzarro e mi permetto anche di dire ridicolo.

Forse la scuola si confonde con la malattia del bambino fino agli 8 anni di età? (voglio essere buono…).

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