Interruzione di gravidanza. Chiarimenti per la scuola

Scuola – Docente assente per gravidanza dal 23/08/2016 al 22/12/2016 (Interdizione per gravidanza a rischio) poi dal 23/12/2016 al 22/02/2017 (astensione obbligatoria) data presunta del parto 22/02/2017, purtroppo in data 08/02/2017 è avvenuto il decesso del bambino, si chiede come procedere per l’assenza del docente. Grazie. Cordiali Saluti

Paolo Pizzo – Gentile scuola,

la normativa di riferimento è l’art 19 del T.U. 151 il quale sancisce che l’interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, nei casi previsti dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 22 maggio 1978, n. 194, è considerata a tutti gli effetti come malattia.

Secondo la legge si determina questa differenza:

  • Se l’interruzione avviene entro il 180 º giorno di gestazione dà diritto al solo trattamento di malattia, rimanendo, quindi, escluso che la lavoratrice possa usufruire del trattamento di maternità;
  • Se l’interruzione avviene dopo il 180 º giorno dall’inizio della gestazione, la lavoratrice può usufruire del congedo di maternità post-parto di tre mesi dal giorno successivo a quello dell’aborto. In questo caso, infatti, l’interruzione di gravidanza viene considerata parto a tutti gli effetti. Non dà però diritto al congedo parentale.

Il vostro caso è il n. 2.

Ulteriori chiarimenti sono contenuti nel Messaggio INPS n. 9042 del 18 aprile 2011 il quale precisa che l’interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza che si verifichi a  decorrere dal 180° giorno (compreso) dall’inizio della gestazione è da considerare parto, con  conseguente riconoscimento – previo accertamento degli altri presupposti e requisiti di legge – del  diritto al congedo di maternità ed al correlativo trattamento economico previdenziale.

Pertanto, la dipendente in questo caso dovrà essere collocata in congedo di maternità “post partum” per tre mesi dal giorno successivo a quello dell’aborto (non avrà comunque diritto ai riposi per l’allattamento, al congedo parentale e alla conservazione del posto di lavoro sino all’anno di vita del bambino. Tutte tutele che sono invece previste per la lavoratrice nei casi di vivenza del bambino).

Decorsi i tre mesi di assenza obbligatoria dal lavoro, se le condizioni di salute della lavoratrice non le consentono di riprendere servizio, l’assenza sarà considerata come dovuta a malattia derivante dallo stato di  gravidanza.

Giova comunque ricordare che ai sensi dell’art. 2, D. Lgs. n. 119/2011 (modifica all’art. 16 del D. Lgs. n. 151/2001), nel caso di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza che si verifichi a  decorrere dal 180° giorno (compreso) dall’inizio della gestazione o di decesso del figlio alla nascita o durante il congedo di maternità, le lavoratrici hanno però la facoltà di riprendere in qualunque momento l’attività lavorativa, con un preavviso di dieci giorni al datore di lavoro (bisogna essere in presenza di un’esplicita rinuncia della  lavoratrice al diritto di fruire del periodo di congedo di maternità post-parto), a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla loro salute.

Viene dunque meno il divieto di adibire la donna al lavoro, ma solo se in contestuale presenza di una sua esplicita rinuncia e dell’attestazione che rileva l’assenza di controindicazioni alla ripresa dell’attività lavorativa.

La continuità del supplente attualmente in servizio e che ha diritto alla proroga della supplenza dipende quindi dalle decisioni della lavoratrice.

Il contratto del supplente non potrà comunque essere rescisso fino al termine del congedo obbligatorio (non esiste più la rescissione del contratto per rientro anticipato del titolare).

 

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