Il congedo di maternità non può essere interrotto

Docente – Una docente in astensione obbligatoria si ammala e va in ospedale può sospendere l’obbligatoria e il padre può chiedere congedo parentale? Grazie.

Paolo Pizzo – Gentilissima,

la regolamentazione del congedo di maternità (già astensione obbligatoria) e relativa indennità è contenuta nel Capo III del D. Lgs. n. 151/2001 e successive modificazioni, più precisamente nell’art. 16.

Ai sensi dell’art. citato per congedo di maternità (già astensione obbligatoria) si intende il periodo di interdizione obbligatoria delle lavoratrici madri dal lavoro nei due mesi precedenti la data presunta del parto (congedo di maternità pre-parto) e nei tre mesi successivi alla data effettiva del parto (congedo di maternità post-parto), salvo quanto previsto dall’art. 20 dello stesso T.U. (flessibilità del congedo).

L’ARAN, in diversi Orientamenti per il Comparto Ministeri, afferma che:

“In via preliminare, occorre precisare che la nuova disciplina dei congedi parentali non è preordinata a tutelare esclusivamente la salute della madre, ma è anche finalizzata a garantire il benessere del figlio.

Sotto tale profilo la Corte costituzionale con la sentenza n. 270 del 30 giugno 1999, nella prospettiva di assicurare una maggiore fruibilità delle norme di tutela della maternità contemperando sia le esigenze del bambino che quelle della madre lavoratrice, ha auspicato l’attuazione di principi di salvaguardia del diritto del bambino alle cure materne, in particolare nei casi di parti prematuri.

In tale quadro le parti contrattuali, fermo restando l’arco temporale complessivo previsto per il congedo di maternità, hanno ritenuto opportuno integrare le norme di legge offrendo alla lavoratrice madre la facoltà di interrompere lo stesso e rientrare in servizio qualora il figlio, nato prematuro, abbia necessità di un periodo di degenza presso una struttura ospedaliera, così da consentire alla stessa di utilizzare il congedo residuo a decorrere dalla data di effettivo rientro a casa del bambino.

Il congedo di maternità disciplinato dagli artt. 16 e ss. del d. lgs. n. 151 del 2001 (già astensione obbligatoria dal lavoro), a differenza del congedo parentale di cui agli artt. 32 e ss. dello stesso decreto, non è frazionabile e, quindi, non può nemmeno essere interrotto, salvo casi speciali espressamente regolamentati.

A tale proposito si richiama quanto previsto dall’art. 22, comma 6 del citato d. lgs. n. 151 del 2001, che stabilisce espressamente che “le ferie e le assenze eventualmente spettanti … ad altro titolo non vanno godute contemporaneamente ai periodi di congedo …”. Dalla disposizione legislativa si evince chiaramente che né la lavoratrice né, a maggior ragione, il datore di lavoro possono modificare il titolo dell’assenza dalla maternità alle ferie nel periodo in cui la legge stabilisce l’astensione obbligatoria dal lavoro.

Più in particolare, infatti, il congedo per maternità si configura come un diritto indisponibile e la lavoratrice non può in alcun modo rinunciarvi, né può fruirne secondo modalità e tempi diversi da quelli espressamente stabiliti dalla legge. La stessa può, al massimo, avvalersi della facoltà di posticipare l’inizio del congedo, articolandolo i cinque mesi previsti in modo da astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data del parto fino a quattro mesi dopo, secondo il principio di flessibilità di cui all’art. 20 del citato decreto legislativo (salva l’applicazione del comma 2, dello stesso art. 20 circa il fatto che tale opzione non deve arrecare pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro).”

Pertanto, non è previsto dalla legge interrompere o posticipare il congedo di maternità per malattia (cosa  invece  possibile per il congedo parentale) e la stessa non è indennizzabile.

Il padre potrà invece fruire del congedo parentale solo dal giorno dopo la nascita del figlio.

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