Maternità e indennità fuori nomina. Chiarimenti per la scuola

Scuola – Salve buongiorno, Abbiamo nominato come scuola un Collaboratore scolastico per supplenza breve e saltuaria. Lo stesso, una ragazza in gravidanza, ha preso servizio il 22/03/2017 e, dal 27/03/2017, è in interdizione per complicanze. La supplenza è proseguita fino al 16/06/2017 (il 17/06/2017 è rientrato il titolare)con l’interessata sempre in interdizione per complicanze, fino al 23/06/2017. Quindi fino al 16/06/2017 è stato fatto regolare contratto retribuito al 100%. L’interdizione ha avuto ulteriore proroga dal 24/06/2017 al 27/07/2017 (data presunta del parto: 27/09/2017). A questo punto, cosa deve essere corrisposto al supplente? L’indennità fuori nomina spetta solo per la maternità obbligatoria (quindi dal 27/07/2017 al 26/09/2017)oppure spetta anche per i periodi di  interdizione non coperti da nomina (dal 17/06/2017 al 26/07/2017)? Grazie e spero di essere stato chiaro.

Paolo Pizzo – Gentile scuola,

L’ARAN ha avuto modo di precisare che il periodo di astensione anticipata dal lavoro in caso di gravidanza a rischio (c.d. periodo di interdizione) è regolato dall’art. 17 del D.Lgs. n. 151 del 26.3.2001. Tale periodo viene equiparato, a tutti gli effetti, ai periodi di astensione obbligatoria e, infatti, viene ricompreso nell’ambito dei “congedi di maternità” di cui al capo III del citato D.Lgs. n. 151. Per i citati congedi, infatti, l’art. 24 dello stesso decreto prevede una particolare tutela, anche nei confronti del personale a tempo determinato. Infatti, tale ultimo articolo stabilisce che alle lavoratrici a tempo determinato, sia in caso di astensione anticipata che di astensione obbligatoria, ex art. 16 e 17 del citato decreto legislativo debba essere corrisposto il trattamento economico maturato al momento della interruzione delle prestazioni lavorative, anche qualora tali periodi abbiano inizio entro un arco temporale di sessanta giorni dalla scadenza del rapporto di lavoro a termine.

Il Consiglio di Stato con il parere n. 460/2003 ha affermato che:

Nei casi previsti dall’ art. 17, comma 2, lettera a)  del Testo Unico sulla maternità (gravi complicanze della gravidanza), il prolungamento dell’interdizione anticipata e della conseguente indennità economica potrà essere concesso anche in comprovata carenza di un sottostante rapporto di lavoro.

Sono ammesse al godimento dell’indennità giornaliera di maternità purché tra l’inizio della sospensione, dell’assenza o della disoccupazione e quello di detto periodo non siano decorsi più di sessanta giorni.

Qualora il congedo di maternità abbia inizio trascorsi sessanta giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro e la lavoratrice si trovi, all’inizio del periodo di congedo stesso, disoccupata e in godimento dell’indennità di disoccupazione, ha diritto all’indennità giornaliera di maternità anziché all’indennità ordinaria di disoccupazione.

Non vi è dubbio quindi che l’interdizione per gravi complicanze della gestazione debba avere lo stesso trattamento della maternità (ex) obbligatoria, ora sotto la denominazione di congedo di maternità.

Pertanto, bisogna corrispondere il trattamento di maternità fuori nomina anche per l’interdizione, dopodiché si continuerà per tutto il congedo di maternità (quello obbligatorio per intenderci), a meno che, ovviamente, nel frattempo il collaboratore non accetterà una supplenza.

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