Permesso per motivi personali e autocertificazione. Chiarimenti

Liliana – Ho inviato alla mia Dirigente regolare domanda per usufruire di due giorni  dei tre che mi spettano di permesso retribuito, motivando la richiesta con: “necessità di assistere un famigliare per intervento chirurgico”. Mi sono sentita dire che la motivazione non è completa: in un primo tempo la Dirigente mi ha chiesto di allegare gli estremi della prenotazione e comunicare il nome dell’ospedale;  le ho fatto presente che questo potrebbe violare la privacy e che, a mio avviso,  la mia autocertificazione dovrebbe bastare. Ho avuto il suo diniego e vuole comunque una dichiarazione rilasciata dalla struttura sanitaria che attesti la mia presenza nei due giorni, in quanto, dal 1° settembre sarebbe cambiata la normativa. Vorrei sapere come mi devo comportare e se realmente sono state introdotte norme restrittive riguardo all’autocertificazione. Ringrazio per l’attenzione e in attesa di un cortese riscontro saluto cordialmente.

Paolo Pizzo – Gentilissima,

la normativa non è affatto cambiata. Mi piacerebbe in tal senso che la Dirigente eventualmente ci aggiornasse.

Il riferimento rimane ancora l’art 15/2 del CCNL 2007 in cui viene specificato che i permessi possono essere richiesti anche autocertificandone il motivo.

Dal momento che il motivo è stato da te indicato, la dirigente non può fare altro che prenderne atto e attribuire il permesso così come impone la norma.

In sostanza, se l’art. 15 del CCNL stabilisce che alcuni permessi possono essere documentati “anche mediante autocertificazione”, il dirigente non ha il diritto di chiedere ulteriore documentazione ed il dipendente non è tenuto a fornire altro.

Giova infatti ricordare che l’accertamento della verità è uno specifico dovere della magistratura e delle forze di polizia; il dirigente scolastico dovrebbe solo limitarsi a far funzionare la scuola e ad attuare correttamente il contratto di lavoro del personale.

Precisato questo, per “autocertificazione” non può che intendersi che il dipendente è tenuto a dare delle indicazioni giustificative dell’assenza, senza quindi l’obbligo di documentare o certificare i motivi e senza che l’Amministrazione possa richiedergli ulteriori giustificazioni o effettuare delle indagini per verificare la veridicità di quanto dichiarato dallo stesso.

In conclusione, così come specificato anche dall’ARAN, il dirigente si deve limitare ad un controllo sulla correttezza formale della domanda, non avendo alcuna discrezionalità, ma dovendosi limitare soltanto alla mera verifica della sussistenza dei requisiti e delle condizioni prescritti dalla norma.

 

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