Indennità di maternità fuori nomina. Chiarimenti

Scuola – Buongiorno chiedo per cortesia un chiarimento riguardante il pagamento di una indennità per maternità. Ho in servizio una docente di scuola dell’infanzia fino al 30/06/2018. La docente è in gravidanza e la data presunta del parto è il 3 ottobre 2018 pertanto il congedo obbligatorio per gravidanza parte dal 04/08/2018 fin la 03/10/2018. La docente ora è stata collocata in interdizione dal lavoro in seguito a ns. richiesta di  impossibilità di impegnare la lavoratrice in lavori diversi,non pericolosi, faticosi o insalubri ed è pervenuto un provvedimento di interdizione dal lavoro dell’Ispettorato del lavoro di X e X che la colloca in interdizione fino alla data di astensione obbligatoria per gravidanza. Il provvedimento dice anche che gli effetti dell’interdizione vengono a meno nel caso di cessazione del rapporto di lavoro o in caso di interruzione della gravidanza. Ora abbiamo emesso un provvedimento di interd. fino al 30/06/2018. La domanda è dal 1° luglio l’I.C.di X deve pagare una indennità per maternità oppure dobbiamo pagare dal 04/08/2018 oppure spetterà il pagamento dello stipendio solo nel momento che la sig.ra avrà un altro contratto?

Paolo Pizzo – gentile scuola,

l’interdizione dal lavoro non per gravidanza a rischio (gravi complicanze) non dà diritto all’indennità di maternità fuori nomina al termine della cessazione del contratto.

Ai sensi dell’art. 17, c. 2, lett. b) e c) del T.U. nel caso in cui le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli o quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, l’estensione del periodo obbligatorio fissato dalla legge richiede l’esistenza di cause particolari, strettamente connesse con il tipo di attività lavorativa svolta al momento della richiesta.

Se in tale status venisse collocata una docente assunta con contratto a tempo determinato, l’interdizione concessa dovrà essere disposta per una durata massima (comunque fino a 7 mesi dopo il parto) coincidente con il termine di cessazione del rapporto di lavoro, non potendo sussistere in assenza di prestazione lavorativa (si intende decaduta in coincidenza con lo scadere del contratto).

Né, quindi, il medesimo provvedimento può essere disposto fino a 7 mesi dopo la data del parto, qualora il rapporto lavorativo scada durante il periodo dei tre mesi ordinari di congedo obbligatorio post-parto.

Pertanto, dal momento che l’interdizione per “condizioni di lavoro a rischio” è appunto connessa con il tipo di lavoro che si svolge e quindi presuppone che la lavoratrice abbia un rapporto di lavoro in corso, non potranno  essere indennizzati i periodi dopo la cessazione del rapporto di lavoro (cosa che invece è prevista per “l’interdizione per gravi complicanze della gestazione”nella misura dell’80% dell’ultimo stipendio ricevuto).

A parere di chi scrive, però, dal momento che il congedo di maternità obbligatorio parte dal 4 agosto e non sono trascorsi 60 gg. dal termine dell’ultimo contratto, scadenza 30/6, alla supplente spetterà da questa data l’indennità di maternità fuori nomina all’80%, escludendo quindi il periodo 1/7 – 3/8.

Tale indennità spetta alla scuola in cui la docente ha prestato servizio.

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