Rientro dopo il 30 aprile: ciò che conta è non rientrare nelle classi.

Alice   – Sono una docente di scuola secondaria di secondo grado, brevemente cercherò di esporle il mio caso. Dal 27 settembre 2017 al 27 febbraio 2018 sono stata in maternità obbligatoria, dal 28 febbraio ad oggi e fino al 30 marzo sarò in congedo per malattia. A cavallo con le vacanze pasquali (dal 31 marzo) vorrei usufruire del congedo parentale con retribuzione per intero (30giorni) fino al 29 Aprile, pertanto rientrerei in servizio il 30 aprile, anche se non vi saranno le lezioni per via del ponte concesso dalla regione.  Il mio quesito è il seguente: posso far iniziare il congedo parentale subito dopo le vacanze pasquali e rientrare in servizio il 1 maggio a disposizione? In questo caso verrebbe meno il requisito della ” continuità ” dell’assenza, ma avendo già 150 giorni di assenze continuative rientrerei comunque a disposizione? Oppure, se rientro il 30 Aprile, per un solo giorno, devo riprendere la titolarità sulle classi?
In attesa di una gradita risposta porgo cordiali saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissima Alice,

L’ARAN ha avuto modo di precisare quanto segue:

Per quanto concerne il rientro in servizio dei docenti dopo il 30 aprile, l’art. 37 del CCNL del 29.11.2007, prevede espressamente che al fine di garantire la continuità didattica, il personale docente che sia stato assente, con diritto alla conservazione del posto, per un periodo non inferiore a centocinquanta giorni continuativi nell’anno scolastico, ivi compresi i periodi di sospensione dell’attività didattica, e rientri in servizio dopo il 30 aprile, è impiegato nella scuola sede di servizio in supplenze o nello svolgimento di interventi didattici ed educativi integrativi e di altri compiti connessi con il funzionamento della scuola medesima. Per le medesime ragioni di continuità didattica il supplente titolare che rientra dopo il 30 aprile è mantenuto in servizio per gli scrutini e le valutazioni finali. Il predetto periodo di centocinquanta giorni è ridotto a novanta nel caso di docenti delle classi terminali.

Pertanto, dalla dizione letterale della norma si evince chiaramente che i periodi di sospensione dell’attività didattica rientrano nel computo dell’assenza continuativa del docente, e che l’inclusione di tali periodi nella norma ha lo scopo di garantire la continuità didattica agli alunni, fondamentale per il loro successo formativo e didattico.

In conclusione, o si tratti di sospensione delle lezioni o si festività non importa, in quanto ciò che conta ai fini della norma in questione è che non rientri effettivamente nella classe quando appunto sono attive le lezioni.

 

ads