Al padre spettano la malattia del bambino e le ore di allattamento anche se la madre è lavoratrice autonoma. Chiarimenti

Mario – ho bisogno di un chiarimento. Nel caso di moglie libera professionista (P. Iva), secondo mese post parto, nessuna domanda di maternità presentata, il padre docente ha diritto alla fruizione di congedo per malattia bambino e riposo per allattamento retribuiti nei tre mesi post parto? Grazie mille.

Paolo Pizzo – gentilissimo Mario,

per quanto riguarda la malattia bambino, la circolare INPS 139/2002 specifica:

[…] Entrambi i genitori hanno quindi diritto, alternativamente, di astenersi dal lavoro in caso di malattia del bambino. Il congedo spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia titolo o non ne possa usufruire perché già in congedo parentale.

Per l’allattamento, invece, l’articolo 40 del D.Lgs. 151/01 prevede la fruizione dei riposi orari da parte del padre lavoratore nei casi: a) in cui i figli siano affidati al solo padre; b) in cui la madre lavoratrice dipendente non se ne avvalga; c) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente; d) di morte o di grave infermità della madre.

Ciò che ha creato sempre molta confusione o comunque una interpretazione non univoca è stato il punto c ovvero cosa bisognasse intendere con “lavoratrice non dipendente”.

Con sentenza n. 4293 del 9 settembre 2008, il Consiglio di Stato ha dedotto in via estensiva che la ‘ratio’ della norma, “rivolta a dare sostegno alla famiglia ed alla maternità in attuazione delle finalità generali scolpite dall’articolo 31 della Costituzione”, induce a ritenere ammissibile la fruizione dei riposi giornalieri da parte del padre, oltre che nell’ipotesi di madre lavoratrice autonoma, anche nel caso di madre casalinga. In buona sostanza, la madre casalinga impegnata in attività che la distolgono dalla cura del neonato deve essere considerata, secondo l’alto parere, alla stessa stregua della lavoratrice non dipendente cui la norma fa esplicito richiamo.

Ciò anche in virtù della sentenza della Cassazione n. 20324 del 20.10.2005, che, esaminando la questione della risarcibilità del danno da perdita della capacità di lavoro, assimila l’attività domestica ad attività lavorativa, richiamando i principii di cui agli artt. 4, 36 e 37 della Costituzione.

L’ultima sentenza in ordine di tempo è quella del Consiglio di Stato (n. 4618/2014) che oltre a dare ragione al padre nel diritto alla fruizione dei riposi quando la madre è casalinga, offre uno spunto interessante per la corretta interpretazione della norma riferendosi alla non equivoca formulazione letterale della stessa, secondo la quale “il beneficio spetta al padre, “nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente”.

Tale formulazione, secondo il significato proprio delle parole, include tutte le ipotesi di inesistenza di un rapporto di lavoro dipendente: dunque quella della donna che svolga attività lavorativa autonoma, ma anche quella di una donna che non svolga alcuna attività lavorativa o comunque svolga un’attività non retribuita da terzi (se a quest’ultimo caso si vuol ricondurre la figura della casalinga).

Pertanto, potrai tranquillamente fruire sia della malattia del bambino, sia delle ore di allattamento.

 

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