Flessibilità del congedo di maternità e impiego dei docenti durante l’interruzione delle attività adidattiche

Speranza – Salve. complimenti per la rubrica e per le risposte sempre esaurienti che fornite. Sono una docente a tempo indeterminato nella scuola secondaria di secondo grado. Sono in dolce attesa e dovrei entrare in astensione obbligatoria il 13 agosto (data presunta 13 ottobre). Avrei intenzione di chiedere, salute permettendo, la flessibilità e quindi l’autorizzazione a continuare  l’attività lavorativa  durante l’ottavo mese di gravidanza. A tal proposito, vi chiedo,gentilmente, di chiarirmi alcuni dubbi. 1) Un dirigente può rifiutarsi di concedere l’autorizzazione a continuare l’attività lavorativa, pur avendo presentato idonea documentazione sanitaria? 2)La richiesta di ferie durante il periodo di flessibilità (13 agosto-31 agosto) può essere motivo di diniego da parte del dirigente? 3) Qualora la richiesta delle ferie estive non dovesse comprendere il periodo di flessibilità di cui sopra, il dirigente può richiedere la presenza del docente a scuola, pur non essendo prevista alcuna attività.

Paolo Pizzo – Gentilissima Speranza,

il periodo di congedo di maternità (2 mesi prima e 3 mesi dopo il parto) può essere fruito anche a partire da un mese prima della data presunta del parto e per i 4 mesi successivi al parto, a condizione che un medico specialista della ASL attesti che l’opzione non reca pregiudizio né alla salute della gestante, né a quella del bambino.

Fatto questo, il dirigente non può opporre nessun rifiuto, neanche in ordine alle ferie.

Per il terzo quesito si precisa che l’art. 28, c. 5 del CCNL 2006-09 stabilisce che l’attività di insegnamento si svolge “nell’ambito del calendario scolastico delle lezioni definito a livello regionale”.

Ne consegue che nei periodi di interruzione delle attività didattiche, i docenti non hanno l’obbligo di rimanere a scuola per l’orario di cattedra e possono essere impegnati solo in attività funzionali o aggiuntive, e precisamente:

  • eventuali consigli di classe, per un impegno complessivo fino a 40 ore annue;
  • scrutini, esami e adempimenti connessi;
  • riunioni del Collegio dei docenti, attività di programmazione e verifica fino a 40 ore annue, con l’avvertenza che le ore eccedenti vanno retribuite con il fondo di istituto;
  • eventuali attività di aggiornamento, da svolgere su base volontaria;
  • attività aggiuntive (anche queste da svolgere su base volontaria) previste nel PTOF o deliberate dal Collegio dei docenti, che danno diritto al compenso orario o forfettario.

Non è quindi ipotizzabile l’imposizione dell’obbligo della semplice presenza nella scuola (con eventuale obbligo di firma del registro delle presenze) indipendentemente dall’impegno in attività programmate, non trovando ciò corrispondenza negli obblighi stabiliti dalla norma contrattuale.

 

 

 

 

 

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