Diritto ai riposi per allattamento per il padre se la madre dipendente decide di non fruirne

Mara – sono un’insegnante di ruolo e vorrei porti questo quesito. Nostra figlia è nata il 6 Novembre 2017. Mio marito, che è dipendente presso una P.A., ha fatto richiesta per usufruire dei permessi di riposo per allattamento durante il prossimo mese di agosto, poichè io non me ne avvalgo. L’Ente vuole rigettare tale domanda perchè, essendo io un insegnante, ed a detta loro “non obbligata ad essere a scuola in un orario ben preciso durante la pausa estiva“, non rientrerei nelle specifiche disposizioni di legge. In base a ciò, neanche mio marito ne avrebbe diritto. Ti chiedo una cortese opinione e qualche riferimento legislativo in grado di chiarire la questione. Grazie mille.

Paolo Pizzo – Gentilissima Mara,

l’art 40 comma 1 lettera b del T.U. 151/01 dispone chiaramente che il padre può fruire dei riposi “in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga”.

Pertanto, dato il tenore letterale della norma, l’alternativa è pacifica, e il fatto di “non avvalersi” dei riposi è una scelta della madre, intesa come scelta appunto autonoma e non deriva certo dal fatto che siccome non impegnata in attività (perché magari in ferie o perché non vi è attività) allora il padre non potrebbe fruirne.

I riposi sono sì un diritto, ma non per questo diventano un obbligo per l’uno o per l’altro genitore.

L’ente è quindi in torto.

Da far leggere all’Ente di tuo marito anche alcuni passi (che ti riporto in neretto) della sentenza del Consiglio di Stato Sezione IV 30 ottobre 2017, n. 4993 in cui si evidenzia tale volontà della madre, che quando appunto accertata (cioè decide di non avvalersi dei riposi) il diritto “passa” direttamente  al padre.

Il combinato disposto degli artt. 39 e 40 delinea un’evidente priorità della madre nella fruizione dei permessi: il padre, a ben vedere, può attingere a tale misura solo in casi predeterminati e tassativi, conseguenti a situazioni in cui la madre non ha la possibilità giuridica (lett. a), la volontà (lett. b), la possibilità professionale (lett. c) o materiale (lett. d) di fruirne in prima persona.

11.2. Il padre, in altre parole, acquista il diritto de quo solo quando la madre, per le circostanze puntualmente stabilite dalla norma, non possa, non voglia o non sia nella condizione di fruire di tali riposi.

11.3. Del resto, benché l’istituto in questione – de jure condito scisso dalle necessità dell’allattamento che ab initio (cfr. art. 9 della l. 26 agosto 1950, n. 860) rappresentavano la motivazione cui era finalizzata (e subordinata) la concessione dei riposi – non sia volto a tutelare le sole funzioni biologiche proprie della maternità ma si estenda, invero, a preservare e favorire tutte le responsabilità genitoriali (incluse quelle del padre), cionondimeno è evidente, in base a considerazioni di comune esperienza da cui l’interprete non può mai del tutto prescindere, che, nel primo anno di vita, la madre rivesta un ruolo centrale e, per tanti aspetti, assai difficilmente fungibile nello sviluppo della giovane vita del neonato.

11.4. Purtuttavia, la legge, ponendo al centro l’interesse del minore, si cura comunque di assicurare la presenza di almeno un genitore: ove, dunque, la madre non possa o non voglia fruire dei riposi o, comunque, non sia materialmente in grado di assistere il bambino, il diritto ai riposi si cristallizza in capo al padre.

11.5. Ciò, in particolare, ricorre: quando la madre sia deceduta o gravemente inferma (impossibilità materiale), quando i figli siano affidati al solo padre (impossibilità giuridica, perché, in tali casi, l’inidoneità della madre ad attendere alla cura del minore è stata già vagliata ed acclarata da un Giudice), quando la madre abbia scelto di non fruirne (i riposi restano comunque una facoltà, non un dovere pubblicistico, giacché la cura materiale e morale della prole di cui all’art. 147 c.c., doverosa nell’an, è comunque rimessa, in concreto, all’articolazione modale che ogni genitore prescelga), ovvero quando la madre non possa in radice fruirne, in quanto non assunta quale lavoratrice dipendente.”

 

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